30 novembre 2015

Tra palco e realtà (ovvero Sgarbi contro Berlusconi)

No, non parliamo del polemico Vittorio Sgarbi e neppure di Silvio Berlusconi ma di Elisabetta Sgarbi e di Marina Berlusconi, la prima fino a qualche giorno fa direttrice editoriale della casa editrice Bompiani, la seconda a capo della più grande casa editrice italiana, la Mondadori.

Mondadori che ha recentemente acquistato la Rizzoli Libri che comprende diverse case editrici, tra cui Bompiani, che ha sempre pubblicato tra gli altri i libri di Umberto Eco.

Da qualche anno il gruppo Rizzoli non naviga in buone acque e così, con il suggerimento delle banche che volevano la riduzione del debito, ha deciso di vendere la divisione libri. E' stato raggiunto un accordo e quasi tutti i marchi posseduti da Rizzoli sono finiti in Mondadori.

La vendita ha però suscitato molti mal di pancia. Mondadori infatti appartiene al proprietario di Mediaset, Silvio Berlusconi, persona per tanti motivi poco amata da molti intellettuali. A suo tempo Berlusconi divenne prorietario di Mondadori con metodi poco leciti  e per questo è stato condannato a risarcire un danno di oltre 500 milioni a De Benedetti.

Tuttavia, piaccia o no, Berlusconi o meglio Mondadori ha il merito di aver salvato marchi importanti, come Einaudi, finito nel gruppo Mondadori dopo essere passato dal tribunale fallimentare.

Gli intellettuali spavaentati da Mondadori ovvero dal suo proprietario hanno deciso di cambiare editore. Elisabetta Sgarbi è diventata la portavoce del malcontento, ha lasciato Bompiani e fondato una nuova casa editrice, la Nave di Teseo, che raccoglie molti autori che non avrebbero voluto la cessione di Rizzoli e temono di essere meno liberi con un editore appartiene alla famiglia Berlusconi.

Marina Berlusconi a sua volta s'è mostrata indignata per le considerazioni su Mondadori da parte di importanti intellettuali e ricorda, come hanno fatto altri dirigenti di Mondadori nei mesi scorsi, l'importanza di far quadrare i conti sia che l'azienda venda libri sia che venda detersivi.

Chi ha ragione?

A mio avviso entrambe. L'intellettuale vuole libertà, ha paura dei vincoli che gli può imporre l'editore. L'editore guarda i conti dell'impresa, preferisce pubblicare i libri che vendono, non è disposto a buttare i suoi soldi per la gloria altrui.

Ma se l'editore si chiama Berlusconi c'è un'aggravante: l'infinito numero di scelte -personali, politiche, imprenditoriali- che agli intellettuali non sono mai andate giù, e hanno reso impresentabile un importante gruppo editoriale italiano.

27 novembre 2015

Poletti 2

Dopo le prese di posizione sui progetti sugli ultra 55-enni senza lavoro (vedi qui) Giuliano Poletti
interviene anche su laurea e costo del lavoro. Meglio laurearsi in fretta e male, spiega, e non pensiamo all'orario di lavoro, che per il ministro, sarebbe un parametro vecchio e superato.

Tanto superato che in Svezia molte aziende iniziano a ridurlo. Si rendono conto che il vero impegno lavorativo, al netto delle chiacchiere con i colleghi, del tempo passato su Facebook, ecc. è inferiore alle 8 ore tradizionali e quindi riducono l'orario, chiedendo ai dipendenti di concentrarsi sul lavoro.

Si va prima a casa o a trovare gli amici, senza mescolare lavoro e tempo libero.

Invece Poletti, che proviene da quel mondo di cooperative che spesso significano lavoro mal pagato e di fatto a cottimo, vuol tornare indietro, indicando come modello un sistema in cui il lavoro costa poco, produce beni di scarso valore aggiunto e aliena il lavoratore. Per la gioia delle opposizioni.

22 novembre 2015

Perchè ci sono i tassi negativi?

Con i tassi di sconto prossimi allo zero, è quasi inevitabile che i tassi di interesse pagati dallo Stato sui titoli di stato (BOT, CCT e simili) siano anch'essi vicini allo zero. D'altronde uno degli obiettivi dell'abbassamento del tasso di sconto è proprio quello di abbassare la spesa per interessi dello Stato (ma anche di famiglie e imprese) per ridurre gli effetti negativi sui conti pubblici di un debito pubblico molto elevato.

Si spiegano di meno i tassi negativi sull'emissione di titoli di stato, vale a dire la circostanza per cui chi sottoscrive titoli di stato di breve durata (i classici BOT) finisce per ricevere un tasso negativo, cioè per pagare qualcosa allo Stato a cui presta i soldi. Perchè mai si dovrebbero prestare soldi allo Stato rimettendoci?

C'è una spiegazione: i depositi bancari sono assicurati ma per importi limitati, 100.000 euro. Il resto è a rischio e dal 2016 la parte eccedente la somma assicurata può essere utilizzata dal liquidatore di una banca fallita per rimborsare i creditori.

Così i correntisti con oltre 100.000 euro sul conto hanno interesse a investirlo. E cosa c'è di meno rischioso di un titolo di Stato a breve termine? I titoli di Stato sono considerati equivalenti ai contanti perchè il garante è lo Stato e esiste un mercato efficiente dove si possono vendere facilmente.

La perdita, sia pur limitata, è il male minore per chi, come i fondi pensione o i fondi di investimento, gestisce somme enormi.

21 novembre 2015

Bilancio al contrario

Chi fa i bilanci della società delle acque fiorentina Publiacqua?

C'è da chiederselo vedendo questo documento (a pagina 16)


I ricavi negativi, cioè con un bel segno meno, non hanno senso...
Coerenti però: i costi hanno un segno positivo. L'utile/perdita ha segno negativo. Vuol dire, di solito, che è una perdita, ma in questo caso vuol dire che è un utile.

18 novembre 2015

AS Roma, i soldi mancanti

Sportmediaset pubblica una notizia che mi attendevo: il comune di Roma ha rimandato al mittente il progetto di un nuovo stadio.

Tempo fa la Roma ha presentato un ambizioso progetto: un nuovo stadio con tanto di spazi commerciali da costruire nei prossimi 2-3 anni con una spesa incredibilmente alta: 1 miliardo di euro.
Per intenderci lo stadio della Juventus è costato un centinaio di milioni. Lo stadio torinese sostituiva il precedente Stadio delle Alpi, costruito nel 1989-90 ma inadatto perchè troppo grande e con una pista di atletica, voluta dall'allora presidente della federazione internazionale di atletica, il torinese Primo Nebiolo che sperava di organizzare prima o poi un mondiale di atletica nella sua città.

Abbattuto lo stadio, la Juventus ha semplicemente dovuto costruirne un altro. Non ha costruito strade, svincoli della tangenziali o linee tramviarie perchè c'erano già.

A Roma invece si dovrebbe addirittura spostare un impianto per il trattamento delle acque che si trova lungo il Tevere e dovrebbe rifare strade e altre opere accessorie. Il tutto per una spesa di 250 milioni che la AS Roma dovrebbe finanziare solo in parte.

Questi soldi mancano all'appello, nel progetto presentato al Comune, con la conseguenza che il progetto è stato rimandato al mittente. E con qualche domanda: chi pagherà le opere accessorie? Forse la Roma spera nel Comune? O si chiederà di concedere più spazi commerciali per pagare le spese che in questo momento nessuno è disposto a finanziare?

11 novembre 2015

Helmut Schmidt

"Piuttosto ha ragione Jacques Delors quando propone di affiancare al risanamento dei bilanci l’introduzione e il finanziamento di progetti che sostengano la crescita. Senza la crescita, senza nuovi posti di lavoro, nessuno Stato può risanare il suo bilancio. Chi ritiene che l’Europa possa risanarsi solo con risparmi di spesa dovrebbe studiare l’effetto fatale della politica deflativa adottata da Heinrich Brünings nel 1930/2. Questa politica ha causato una depressione e un insostenibile aumento della disoccupazione, e con essa il tramonto della prima democrazia tedesca".

Helmut Schmidt, 2011, Cancelliere tedesco tra il 1974 e il 1982

09 novembre 2015

Brunello Cucinelli

Bell'articolo su Brunello Cucinelli e la sua filosofia aziendale: la grande valorizzazione del prodotto permette forti investimenti nel capitale umano e nell'ambiente socio-economico in cui si sviluppa l'impresa.

Il tutto in un'ottica cristiana (Cucinelli è molto credente) ma anche con una forte attenzione al prodotto: poter vantare condizioni di lavoro migliori in un ambiente confortevole aiuta a vendere.

03 novembre 2015

Peter Gomez

Per qualche ignota ragione ogni tanto la tv ci offre momenti esilaranti. No, non parlo di Crozza o della Littizzetto, ma di giornalisti che uscendo dal campo che conoscono bene la sparano grossa.

E' il caso di Peter Gomez, giornalista dell'Espresso, poi del Fatto Quotidiano, esperto di questioni giudiziarie che riguardano i politici.

In una puntata di Otto e mezzo dedicata a una sentenza riguardante Silvio Berlusconi, Gomez la spara grossa (minuto 38 e 40 secondi).

Gomez spiega che i mercati "si stanno risvegliando" "piuttosto male" e che l'1,3% in meno del PIL pronosticato dallo scorso governo era un sogno" e si andrà verso un calo del PIL del 2,5 e forse anche del 3%.

Di quali previsioni sta parlando? Me lo chiesi allora. Andai alla ricerca di qualche dato a sostegno della tesi di Gomez, senza trovare nulla. Le previsioni del governo Monti (-1,3%) erano state troppo ottimistiche (e non parliamo di questo) ma per quanto l'economia potesse andar male in quell'anno era chiaro che non si poteva certo scivolare verso un calo del PIL del 3%.

Un calo del 2,5 o del 3% avrebbe significato che i sacrifici del governo Monti non stavano producendo alcun effetto positivo, ma solo una crisi in fase di peggioramento. Invece di dati, per quanto negativi, mostravano segnali di rallentamento della recessione.

Gomez stava parlando di un argomento che conosceva poco. I mercati non sembravano in subbuglio e lo spread era in calo (vedasi la foto) dopo una fiammata in primavera.

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