24 giugno 2017

Intesa San Paolo e le banche venete

La notizia della settimana, in campo bancario, è la possibile acquisizione di Veneto Banca e della Banca Popolare di Vicenza da parte della maggiore banca italiana e la contemporanea creazione di una bad bank. Cerchiamo di capire cosa succede.

Da tempo le due banche venete sono alle prese con ingenti crediti in sofferenza, destinati a generare enormi perdite che ormai nessun azionista indende coprire con nuovi aumenti di capitale.

La crisi conclamata delle due banche inoltre ha spinto i correntisti, specie quelli che rischiano di subire gli effetti del bail-in, a spostare i soldi presso banche più sicure, che si trovano così ad avere crediti nei confronti degli istituti sofferenti, non potendo questi pagare (se no non sarebbero in crisi).

Ora se una banca perde costantemente capitali a favore di altre e la sua crisi si aggrava, a qualcuno vien voglia di invocare il fallimento, che nella forma del bail in colpisce anche obbligazionisti e correntisti. Per le banche creditrici della banca fallita, il fallimento significa subire forti perdite, perchè incasserebbero solo una piccola parte dei loro crediti.

La prima conseguenza è che le banche avrebbero meno soldi da prestare alla clientela, con effetti molto negativi per l'economia. La seconda e peggiore conseguenza è che le banche si rifiuterebbero di lavorare con una banca "sospetta" di un possibile futuro fallimento. In pratica respingerebbero assegni, bonifici e tutte le operazioni compiute dai della banca a rischio e per le quali si creerebbe un credito che potrebbe non essere saldato.

La soluzione della crisi delle banche venete passa quindi dalla vendita delle due banche a Intesa San Paolo, la sola banca disponibile a comprare la rete di vendita, mentre gli ingenti crediti e le relative garanzie resteranno in una bad bank, le cui perdite (le garanzie presumibilmente valgono meno dei crediti concessi) saranno coperte dallo Stato, il solo a poter fornire garanzie all'intero sistema bancario.

13 giugno 2017

Il credito di Amazon

Amazon è una delle grandi imprese americane dell'era internet. Nata per vendere online libri, oggi vende di tutto e si espande nei settori iù diversi.

Una delle ultime iniziativa, come riporta Business Insider, è di tipo finanziario: Amazon vuole finanziare le aziende partner (fornitori e aziende che vendono tramite la piattaforma di Amazon) che possono trovare difficile accedere al credito bancario.

Si tratta di credito a breve termine (non si finanziano gli impianti ma solo le spese correnti per pagare fornitori, lavoratori, imposte) con addebito periodico direttamente sul conto presso Amazon e interessi compresi tra il 6 e il 17%. Inoltre è previsto che se un'impresa non paga, Amazon può venderne le merci presenti presso i propri magazzini e trattenere gli importi incassati.

Perchè Amazon fa tutto questo?

La ragione principale è che Amazon ha un vantaggio rispetto a una banca: conosce bene le aziende con cui lavora. Le conosce meglio di una banca. Sa se una impresa a corto di credito bancario è meno efficiente, ovvero se un'impresa con credito insufficiente è costretta a produrre e vendere meno di quel che potrebbe.

Il finanziamento fa l'interesse di Amazon come acquirente e venditore di prodotti delle aziende finanziate.

Le aziende finanziate da Amazon poi potrebbero trasformarsi in partner migliori, concedendo esclusive a Amazon, rinunciando a canali alternativi di vendita, praticando prezzi migliori a Amazon, controllando maggiormente la qualità dei prodotti destinati a essere venduti dalla piattaforma online americana. Un altro vantaggio per l'azienda di Jeff Bezos ma anche una fonte di potenziali conflitti di interesse.

Infine c'è un ulteriore vantaggio per il colosso americano: col finanziamento delle aziende partner, Amazon incrementerà i propri utili, investendo in maniera assai redditizia i notevoli utili.

07 giugno 2017

Le multe in conto

Tra qualche settimana chi prende una multa e non la paga, si troverà la multa addebitata sul conto corrente, ovvero il fisco preleverà direttamente i soldi dal conto corrente.

Secondo quanto ha chiarito Equitalia, si tratta solo di un "pignoramento presso terzi", previsto da norme del passato, da eseguirsi "solo dopo che il contribuente non ha dato seguito agli atti che gli sono stati notificati (cartella di pagamento, solleciti di pagamento, avvisi di intimazione), né provvedendo al loro pagamento, neanche in forma rateale, né contestandone il contenuto".

Ovvero ti chiedono ripetutamente di pagare, non lo fai e allora passano al pignoramento del conto corrente (se ce l'hai... ve lo ricordate Letta? non aveva un conto corrente).

Ora pensate al contribuente normale che paga quel che deve e vorrebbe farlo con meno fastidi. Deve per esempio pagare la TARI, la tassa sull'immondizia. Riceve una lettera dal comune, con il modello F24 precompilato. Poi deve portarlo in banca o compilarlo online e pagare.

Ci sono tre passaggi: dal comune al contribuente e da questo alla banca che poi versa i soldi al comune.

Si potrebbe fare molto più velocemente: si potrebbe chiedere al comune di abbebitarlo direttamente sul conto, con il solo obbligo della banca di mandare (per posta o per email) una ricevuta, utile anche per controllare eventuali errori.

Il legislatore è riuscito a creare un fisco che funziona al contrario: l'addebito diretto in conto invece di essere la norma, cosa che semplificherebbe la vita a molti cittadini, è l'eccezione prevista per chi non fa il suo dovere.

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