11 aprile 2018

Garanzie sulle banche venete

In questo video l'onorevole Sibilla del Movimento 5 Stelle suggeriva che il salvataggio della banche venete (Veneto Banca e la Popolare di Vicenza) costasse 17 miliardi e non 5 come sosteneva invece il ministro dell'economia Padoan dicendo: "Padoan ci tiene a dire che sono 5 miliardi e non 17".

Una notizia degli ultimi giorni spiega che aveva ragione Pier Carlo Padoan: Intesa Sanpaolo rinuncia alla garanzia statale su bond "venete" titola il Sole 24 Ore.

Cerchiamo di capire cosa è successo. Le banche venete in crisi hanno visto, prima di essere vendute a Intesa San Paolo, un deflusso di capitali. I correntisti hanno ritirato i loro risparmi, temendo di subire perdite, e aperto conti presso altre banche, a cominciare proprio da Intesa che poi ha sottoscritto i titoli emessi dalle banche venete alla disperata ricerca di liquidità.

Dopo l'acquisizione delle banche venete, Intesa San Paolo ha acquistato gran parte delle obbligazioni emesse dalle banche venete, diventando creditrice di se stessa. Di qui la scelta di annullare le obbligazioni e ha comunicato al ministero di rinunciare alla garanzia che lo Stato ha offerto al momento dell'emissione.


01 aprile 2018

Il signoraggista emette moneta

Il sogno dei veri o presunti esperti di signoraggio è forse quello di emettere moneta per appropriarsi del signoraggio. Le criptomonete sembrano offrire questa possibilità. Ma ci sono dubbi, come spiega questo articolo della Stampa che ci parla dell'iniziativa di Marco Saba http://www.lastampa.it/2018/03/31/economia/dal-bitcoin-allo-schema-ponzi-nuove-monete-e-vecchie-truffe-ZhksCVPycE7roh7eWsCryO/pagina.html

Altri dubbi li potete leggere nel sito http://equacoin.net/

17 marzo 2018

Torino 2026

Il prossimo anno a Milano si assegneranno le Olimpiadi invernali 2026. I comuni che hanno ospitato le Olimpiadi del 2006 hanno chiesto a Torino di provare a candidarsi ricevendo prima una risposta negativa del grillino Davide Bono, capogruppo in Regione, che ha spiegato che per regolamento le Olimpiadi non possono essere assegnate al paese che ospita la sessione del CIO che decide l'assegnazione e poi il via libera di Grillo, secondo il quale le Olimpiadi si possono fare purchè non si spenda e non si costruisca troppo.

Le Olimpiadi del 2006 sono costate diversi miliardi di euro, buona parte dei quali per opere necessarie, da fare in ogni caso, come il completamento di due autostrade (Torino-Bardonecchia e Torino-Pinerolo), la ristrutturazione/costruzione del Palavela a Torino, dei palazzetti del ghiaccio a Pinerolo e Torre Pellice, dell'aeroporto, il rifacimento di molti impianti di risalita in tutto il Piemonte e non solo nella zona delle gare, la costruzione di uno spazio destinato a ospitare grandi eventi soprattutto musicali (l'attuale PalaAlpitour) e di residenze universitarie.

Altri impianti come l'Oval sono stati impiegati, dopo le Olimpiadi, in modo diverso, e altri ancora, in particolare i trampolini di Pragelato e la pista del bob di Sansicario non si sono più usati, per una discutibile scelta del CONI, decisione che ha fatto parlare di sprechi.

Secondo il Movimento 5 Stelle che amministra Torino e che a Roma s'è opposto al progetto di Olimpiade, tutto ciò non si dovrebbe replicare. Si vorrebbe una Olimpiade low cost con l'impiego delle strutture esistenti e interventi minimi. In pratica le Olimpiadi non cambierebbero nulla nel territorio, servirebbero solo a riempire gli hotel e a fare pubblicità a luoghi che già oggi godono della fama legata all'Olimpiade 2006.

Vale davvero la pena spendere soldi per far conoscere un territorio ben conosciuto perchè ha ospitato l'ultima Olimpiade invernale disputata in Europa?

05 marzo 2018

Promesse elettorali

Gli italiani hanno votato premiando i partiti più populisti, i grillini al sud, la Lega al nord.

Tra i pochi dati in controtendenza per il Movimento 5 Stelle c'è quello di Torino, dove la sindaca Chiara Appendino spiega che il movimento cala perché sta mettendo in ordine i conti della città.

A me pare un'ottima chiave di lettura delle vicende politiche degli ultimi anni. Si vota col portafogli in mano, non importa la situazione generale di un paese, ma la propria condizione personale.

La situazione complessiva del paese e dei conti pubblici interessa poco e chi se ne occupa non viene premiato dagli elettori. Il PIL in crescita è sembrato ininfluente, mentre nel 2014 gli 80 euro hanno suscitato speranze e illusioni, premiando Renzi alle Europee così come quest'anno le promesse economiche di questa campagna possono spiegare la vittoria di Lega e M5S e la sconfitta del PD e di Berlusconi.

Oggi inizia una nuova corsa, quella dei partiti vincenti a mantenere le promesse. Promesse spesso impossibili, e per questo si definiscono populisti, sia perchè le somme da spendere sarebbero enormi sia perché esistono vincoli di bilancio previsti dalla Costituzione e da accordi europei.

Il tutto in un contesto economico positivo ma non troppo. La crescita dell'economia è concentrata al nord, il sud arranca ormai da quasi 10 anni anzi da quando s'è ridotto in modo drastico il flusso di denaro che stimolava la domanda.

L'economia italiana, i bilanci statali sono quindi vincoli formidabili per i partiti che tuttavia vorrebbero accontentare elettori che guardano al proprio interesse personale e son pronti a cambiare voto in un attimo.




25 febbraio 2018

Nino Galloni

Guardando distrattamente un programma in tv sulle non entusiasmanti elezioni, mi sono imbattuto in Nino Galloni, una vecchia conoscenza del piccolo mondo che qualche anno fa girava attorno alle frottole sul signoraggio e che oggi si candida con un suo partito, il Partito del Valore Umano.

Un economista con un curriculum degno di nota che tuttavia fa proposte che ...  non saprei come definire.

Eccone una: https://www.movisol.org/07news169.htm

Incurante dello storico problema della mancanza, in Sicilia e Calabria, di buoni collegamenti ferroviari e stradali o degli storici problemi economico-finanziari dell'Eurotunnel che collega Francia e Regno Unito, Galloni ipotizza un tunnel ferroviario (secondo la cartina, ma poi nel testo si para di camion) di 150 km tra la Sicilia e la Tunisia, da inserire niente di meno che "nella rete di strutture planetarie che vanno dallo stretto di Bering al Mediterraneo"

Poi si parla di 4 isole artificiali che sarebbero un attivo finanziario dell'operazione perchè consentono "il ripopolamento della fauna marina locale" la pesca selettiva e un "turismo di qualità".

E infine si considera fattibile l'opera supponendo il transito di un camion ogni 5 secondi per 20 ore al giorno. Tutti i giorni per 40 anni. Niente interessi da pagare sul debito generato dalla spesa stimata di 20 miliardi perchè i governi stamperebbero moneta.

Ecco. Giudicate voi questa chicca, a me scappa da ridere.

07 febbraio 2018

Bitcoin

Il Bitcoin è una moneta?

I manuali di economia dicono che la moneta svolge tre funzioni: è misura del valore, riserva di valore e strumento di pagamento.

Visti i forti aumenti e le repentine diminuzioni del valore del Bitcoin rispetto a dollaro appare difficile pensare che la criptovaluta svolga in modo efficiente il compito di misura del valore e di riserva di valore. Entrambe le funzioni richiedono stabilità nel tempo del valore di una moneta, caratteristica che non appartiene al Bitcoin, capace di perdere il 15% del valore rispetto al dollaro in un solo giorno.

Resta la funzione di strumento di pagamento, che il Bitcoin svolge in misura assai limitata a favore, a quanto pare, di imprese e individui che violano leggi. Per questo motivo le criptovalute sono finite nel mirino di autorità monetarie, governi e organismi internazionali.

Con il probabile effetto di dissuadere gli speculatori, facendo crollare il valore del Bitcoin. Una crescita rapidissima del valore e il crollo successivo si possono spiegare con il tentativo di molti di guadagnare correndo a comprare ciò che acquista valore e vendendolo appena diminuisce, sulla base di una scommessa su possibili aumenti o diminuzioni e non sulla base di dati reali su domanda e offerta della criptovaluta.

02 febbraio 2018

Il vincolo del 3%

Siamo in campagna elettorale e piovono le promesse di tagli di imposte, tasse e chi più ne ha più ne metta.

Il leader della Lega Matteo Salvini contesta il vincolo del deficit al 3% del PIL e anche altri leader mettono in discussione tale limite, lasciando capire che andrebbe modificato in sede europea o che è giusto fare un deficit più elevato per il bene degli italiani.

Il significato intuitivo del vincolo del 3% è quello di un limite alla crescita del debito pubblico che attualmente supera il 130% del PIL.
E ' un limite necessario perché in un paese fortemente indebitato come l'Italia è più facile che i potenziali sottoscrittori di titoli di stato abbiano dubbi sulla sostenibilità del debito, e possano rinunciare all'acquisto di titoli o possano chiedere tassi più alti per assumersi il rischio di acquistare titoli di un paese con conti pubblici pessimi.

Se ciò avvenisse, se cioè aumentasse il tasso richiesto per sottoscrivere i titoli, gli effetti sui conti pubblici sarebbero disastrosi: un aumento dell'1% del tasso provocherebbe maggiore una spesa di circa 1,3% del PIL, ovvero più di 20 miliardi, pari a 1/6 dei soldi che si spendono nella sanità pubblica oppure pari ai risparmi determinati dalla contestata Legge Fornero.

Perciò è meglio essere prudenti. In gioco non c'è una lite con i burocrati di Bruxelles ma il rischio concreto che il debito pubblico costi tanto al contribuente italiano. In passato altri governi hanno scherzato col fuoco e ci siamo ritrovati una marea di imposte per riequilibrare i conti pubblici sotto controllo, oltre a una recessione assai dolorosa.

23 gennaio 2018

Che fine ha fatto il signoraggio?

Ve lo ricordate il signoraggio, argomento che qualche anno fa riempiva una infinità di forum grazie a alcuni buffi personaggi che diffondevano le loro idee e insultavano chiunque osasse metterle in dubbio?

Se date un'occhiata a signoraggio.com, il sito più ortodosso sull'argomento, scoprirete che l'ultimo aggiornamento risale al 2016. Appare la scritta 2005-2016. Nessun aggiornamento almeno negli ultimi 12 mesi. Il forum è praticamente morto, salvo una discussione (si fa per dire) sul Bitcoin.

D'altronde se anche i 5 Stelle hanno deciso (senza consultare la base) di rinunciare al referendum sull'euro.... Vuol proprio dire che l'argomento moneta interessa poco, soprattutto chi ne sa poco e magari teme la fregatura.

17 dicembre 2017

Maria Elena Boschi

La vicenda politica che ha tenuto banco negli ultimi giorni riguarda la ministra (e fedelissima di Renzi) Maria Elena Boschi. Colpevole di...già di cosa è colpevole Maria Elena Boschi? Di aver tentato di salvare Banca Etruria? Oppure suo padre che era nel consiglio di amministrazione?

Banca Etruria come tante banche s'è trovata a gestire una gran quantità di crediti inesigbili, frutto in parte della crisi, che ha fatto fallire le imprese e spinto le banche in taluni casi a prestare soldi a chi era di fatto insolvente nella speranza che riuscisse a uscire dalle difficoltà, e in parte di una gestione non sempre prudente, che spiega prestiti azzardati poi diventati perdite.

Ora, chi ha sbagliato a dar credito è giusto che paghi perdendo il lavoro, subendo multe, inchieste penali, provvedimenti delle autorità di vigilanza, ecc. Naturalmente dopo aver raccolto le prove di errori gravi o comportamenti illeciti commessi da Tizio, Caio o Sempronio.

Ma, detto questo, resta anzi restava prima del fallimento di Etruria la domanda: che fare di una banca che ha prestato soldi, ha accumulato perdite ingenti che nessuno voleva coprire con un aumento di capitale perchè avrebbe significato pagare molto per una banca che valeva poco?

In passato le banche in crisi sono state spesso assorbite da banche più grandi senza eccessivi scandali. Quanti sanno che due grandi banche storiche del sud (il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia) sono state assorbite da gruppi che oggi si chiamano Intesa San Paolo e Unicredit perchè erano messe come se non peggio di Banca Etruria? Chi saprebbe indicare il nome di un politico travolto da qualche scandalo legato alle crisi di quelle banche?

La cessione di una banca in crisi salva posti di lavoro, evitano problemi ai correntisti e ai clienti, soprattutto le imprese che hanno bisogno quotidianamente dei servizi e dei prestiti della banca. Magari si riescono pure a salvare gli azionisti, limitandone le perdite.

Dunque cosa avrebbe fatto di male Maria Elena Boschi se avesse chiesto a Ghizzoni di Unicredit di acquisire Banca Etruria? Se fosse successo o se Etruria fosse stata comprata da un'altra banca abbastanza grande, i possessori di  obbligazionisti di Banca Etruria non avrebbero subito fortissime perdite. Possiamo rimproverare la Boschi di aver provato a salvare la banca, ammesso che l'abbia fatto?

Un eventuale salvataggio può non piacere a chi immagina guai per i nemici e scenari positivi per gli amici, come se si potesse far fallire una banca salvando correntisti, obbligazionisti e gettando nel fango i dirigenti scomodi.

Nella realtà questo non si può fare, non si può scindere la sorte di qualcuno da quella di altri. O si salva la banca o si subiscono le conseguenze del crack. 

Qualcuno potrebbe dire che la colpa del ministro Boschi è di essersi interessata alle sorti di Banca Etruria.  Non l'avrebbe dovuto fare, magari in virtù del fatto che il padre aveva avuto un ruolo in quella banca.

Bene, ma qual è l'alternativa? Forse una politica che di fronte alle crisi si gira dall'altra parte per paura delle critiche?

Chi invoca oggi le dimissioni della Boschi cosa farà un domani al governo? Sorriderà di fronte a risparmiatori traditi o a lavoratori licenziati pensando di aver salvato se stesso dalle critiche?

10 dicembre 2017

I conti mentali

Avete mai comprato o conoscete qualcuno che abbia comprato uno smartphone o un frigorifero a rate pur disponendo sul conto corrente di una somma maggiore di quella necessaria all'acquisto?

Di solito gli economisti pensano che sia un errore ricorrre a un prestito se si dispone di una somma sufficiente a acquistare qualcosa perchè al prezzo del bene si aggiungono altri oneri (interessi, costi per una pratica di finanziamento), evitabili pagando al momento dell'acquisto anzichè a rate.

Eppure una spiegazione c'è, ed è stata scoperta da alcuni economisti che hanno lavorato insieme agli psicologi. Si tratta dei conti mentali.

Un tempo era abitudine in molte famiglie suddividere lo stipendio, ricevuto in contanti, in alcune parti che inserivano in diverse buste (o altri contenitori). C'era la busta con la somma per pagare l'affitto, quella per comprare generi alimentari, quella per le bollette e così via.

Era un modo semplice per tenere sotto controllo le spese, evitando di trovarsi senza soldi per l'affitto o per pagare la luce.

Da un altro punto di vista si conoscono le debolezze umane, si sa che molte persone quando hanno le tasche piene di soldi cedono al desiderio di spenderli, acquistano il superfluo e dimenticano il necessario. Invece infilando i soldi in una busta si frenano le tentazioni e si ricorda la spesa necessaria, indicata sulla busta.

Un economista storcerebbe il naso, ma gli individui sono molto meno razionali di quel che si pensa e il metodo delle buste era molto diffuso. Cosa succede in epoca di conti correnti, carte di credito e denato dematerializzato?

Tutto funziona come un tempo. Non si usano le buste (per questo i conti sono mentali) ma si pongono limiti alle spese divise per categoria, anche se il rischio di commettere errori o illudersi son maggiori, come sa bene chi usa le carte di pagamento o di credito. Per questo motivo si ricorre ai prestiti anche se costano e se si dispone della somma necessaria per l'acquisto.

Immaginate che una famiglia abbia 5 mila euro sul conto corrente e che ritenga necessario tenere questa somma sul conto per varie ragioni (per esempio per affrontare spese impreviste o per pagare spese già programmate). Perchè ricorre al credito per l'acquisto di un computer del costo di qualche centinaio di euro?

L'economista direbbe: preleva i soldi dal tuo conto e poi risparmia finchè il saldo del conto torna a 5.000 euro. Invece le persone ragionano come se i 5.000 euro di risparmi appartenessero a un conto corrente diverso da quello su usato normalmente e si potesse usare soltanto in talune circostante. Per cui si preferisce pagare a rate e non usare i 5000 euro. Per la durata del prestito il bilancio famigliare ha una spesa in più, la spesa delle rate, e ciò spinge a spendere di meno per altre voci.

Ci si obbliga in altri termini a risparmiare. Non si pensa: "per i prossimi mesi rinuncio a...e recupero la somma spesa" perchè si sa in questo modo è più facile che il risultato non sia raggiunto. Le tentazioni sono tante e sappiamo di non riuscire sempre a sconfiggerle. Potremmo rinviare i risparmi o non riuscire a realizzarli.

Invece si continua a fare la vita di sempre, con una spesa in più, la rata da pagare, e la consapevolezza che alla fine del mese devono tornare i conti.

I conti mentali spiegano quindi comportamenti all'apparenza irrazionali. Di fronte al rischio di non riuscire a raggiungere gli obiettivi desiderati ci si costringe a farlo, e si paga pure per farlo perchè come sa bene chi fa i conti, alla fine pagare a rate costa di più.

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