04 dicembre 2022

Perchè non si trovano lavoratori?

Da quando la pandemia ha cambiato le nostre vite, si sono moltiplicate le lamentele degli imprenditori che non trovano personale, anche per mansioni che non richiedono particolari competenze. Colpa del reddito di cittadinanza, secondo molti.

C'è una teoria economica che può aiutare a capire i veri motivi. Si chiama teoria dei salari di efficienza, nata per spiegare la disoccupazione involontaria. 

La teoria economica suggerisce che se si vuol vendere qualcosa e non si trova un acquirente disposto a pagare il prezzo richiesto, si deve abbassare il prezzo. Vale anche per il lavoro?

Il lavoro ha una caratteristica particolare: mentre in una normale compravendita quando le parti si accordano sul prezzo, l'affare è (solitamente) concluso, nel caso del lavoro l'accordo sullo stipendio segna l'inizio di un rapporto di scambio (lavoro in cambio di uno stipendio) nel quale il lavoratore può risultare meno efficiente del previsto. Per scoprire l'efficienza del lavoratore e sostituirlo, l'impresa deve sopportare dei costi. 

Per questo motivo, l'impresa ha interesse a pagare stipendi superiori al livello che garantirebbe un equilibrio tra la domanda e l'offerta di lavoro, incentivando il lavoratore a impegnarsi di più e evitando i costi per monitorare i lavoratori e eventualmente sostituire quelli inefficienti.

La conseguenza è l'esistenza della disoccupazione involontaria. Dato un certo stipendio, ci sono più persone disposte a lavorare dei posti di lavoro disponibili. Ci sono persone che vorrebbero lavorare, ma non trovano un impiego.

Se adattiamo questa teoria a una economia in cui le imprese puntano a abbassare gli stipendi cosa otteniamo?

Che gli stipendi bassi spiegano la carenza di lavoratori, insieme a altri fattori, ma anche una bassa produttività, perchè i lavoratori poco motivati lavorano male, cosa che secondo qualche economista e qualche imprenditore, impedirebbe di fare aumentare gli stipendi.

20 novembre 2022

FTX


FTX, importante piattaforma di scambio delle criptomonete, è fallita.

Le piattaforme di scambio sono un po' "borse" dove si scambiano titoli, un po' banche che raccolgono e prestano denaro, sotto forma criptovaluta che possono anche emettere. Il tutto in un mondo senza regole. Binance, per esempio, ha sede nelle isole Cayman, dove un anno fa non aveva alcuna autorizzazione a operare in criptovalute. 

I clienti aprono un conto presso piattaforme come FTX e scambiano bitcoin e prodotti simili, caratterizzati da una elevata volatilità e quindi con possibili guadagni (ma anche perdite) elevati, pagando una commissione. Tuttavia FTX usava i soldi dei correntisti come fossero suoi, investendoli in fondi rischiosi, pieni di criptovalute e derivati delle stesse. I timori di insolvenza hanno spinto i correntisti di FTX a ritirare i soldi dalla piattaforma che pertanto è diventata insolvente, dopo che la proprietà di FTX ha tentato, senza riuscirci, di cedere la piattaforma a Binance.

Il sogno del creatori dei bitcoin di creare un sistema bancario e finanziario alternativo, indipendente dalle autorità monetarie e finanziarie dei diversi paesi, rischia di diventare un incubo non solo per i risparmiatori che, attratti da forti possibili guadagni, rischiano di trovarsi in mano un pugno di mosche, ma anche per il buon funzionamento dell'economia. 

Se una piattaforma fa quel che vuole perchè non esistono regole come invece nel sistema bancario e finanziario tradizionale, c'è il rischio che l'inevitabile crollo di fiducia quando si verificano casi come FTX si diffonda alla finanza "tradizionale" e all'economia reale che può ottenere finanziamenti o può investire nelle criptovalute. 

Cosa succederebbe se si scoprisse che una grande banca che ha investito molti soldi in una criptovaluta, magari nel tentativo di coprire perdite in qualche modo nascoste nelle pieghe del bilancio, all'improvviso si ritrovasse a subire altre perdite consistenti a causa del crollo della criptovaluta? 

Ci potrebbe essere una crisi di fiducia simile a quella accaduta con Lehman Brothers, con relativa fuga di capitali. Sta già succedendo, come dimostra il grafico. Dopo 4 mesi di oscillazioni limitate (per quanto possano esserlo le oscillazioni dei bitcoin), a inizio novembre il valore del bitcoin è sceso di un 20% proprio mentre si diffondevano notizie su FTX.

Per ora la crisi è limitata alle criptovalute ma il rischio è che si estenda anche alla finanza tradizionale, se non si regolamenta il settore delle criptovalute come i settori a cui assomiglia e che cerca di sostituire. 

26 ottobre 2022

Contante e economia sommersa

Giorgia Meloni parlando del programma di governo al Senato ha affermato: "In questi anni abbiamo assistito a una discussione ideologica, collegandolo al tema dell'evasione fiscale. Lo dirò con chiarezza, non c'è correlazione fra l'intensità del limite al contante e la diffusione dell'economia sommersa".

Si tratta davvero di una "discussione ideologica" ?

Se così fosse, basterebbe portare le prove, citare studi che dimostrano coi fatti che il limite al contante non serve.

Invece sul sito della Banca d'Italia si trova uno studio che afferma il contrario: un aumento dell'1% dell'uso del contante incrementa il PIL della parte sommersa dell'economia tra lo 0,8 e l'1,8%. 

16 ottobre 2022

Un Nobel bancario

Il Nobel 2022, dedicato al tema delle banche e al loro ruolo nelle crisi, ha premiato due economisti famosi per un modello che spiega il funzionamento delle banche, Douglas Diamond e Philip Dybvig, e l'ex numero uno della FED, la banca centrale americana, Ben Bernanke.

I meriti dei tre premiati sono teorici, perchè hanno aperto nuovi filoni di ricerca, ma anche pratici perchè spiegare come funzionano le banche e quali effetti hanno le crisi bancarie sull'economia, serve a prendere provvedimenti e creare regole che evitino altre crisi.

Le banche, hanno spiegato Diamond e Dybvig, raccolgono il risparmio dei cittadini e lo trasformano in prestiti alle imprese, fondamentali per il funzionamento dell'economia e lo fanno permettendo ai clienti-risparmiatori di utilizzare i propri risparmi quando lo desiderano, e alle imprese di restituire nel tempo i soldi ricevuti.

Se non esistessero le banche, i cittadini desiderosi di usare in qualsiasi momento i propri risparmi, non li presterebbero alle imprese, che hanno bisogno di restituire i soldi nel tempo, oppure li presterebbero a condizione che le imprese siano in grado di restituirli in qualsiasi momento, o sarebbero costretti a cedere il credito verso l'impresa. In tutti e tre i casi l'economia sarebbe meno efficiente sia per i risparmiatori che per le imprese. 

La banca ha però alcuni punti deboli. La più importante è il rischio della corsa agli sportelli: se i clienti-risparmiatori temono che la banca diventi insolvente, correranno a ritirare i risparmi, causando l'insolvenza della banca. Di qui la necessità di un'assicurazione dei conti correnti con la garanzia statale e di regole che evitino perdite che mettano in pericolo l'esistenza della banca che svolge il ruolo, fondamentale per l'economia, di trasformare i risparmi dei cittadini in investimenti delle imprese.

Le crisi delle banche, e qui si arriva al contributo di Ben Bernanke, sono potenzialmente catastrofiche per il funzionamento dell'economia. Bernanke, famoso per i suoi studi sulla crisi del '29, ha dimostrato che la recessione di fine anni '20 si è trasformata nella peggiore crisi economica della storia a causa del fallimento di metà delle banche americane. 

La crisi delle banche interrompe il flusso di denaro dai risparmiatori alle imprese perchè manca l'intermediario ovvero la banca che conosce e controlla l'impresa. Il know how della banca è un patrimonio che si perde in caso di fallimento. Per ricostruirlo serve tempo. Nel frattempo le imprese faticano a trovare prestiti e l'economia soffre. Se, come nella crisi del 1929, sono molte le banche che falliscono, l'economia crolla. Prima dello studio di Bernanke, che risale ai primi anni '80, si pensava che le crisi causassero i fallimenti bancari ma che questi non influenzassero più di tanto l'economia. 

05 settembre 2022

Occhio ai numeri!

La settimana scorsa il prezzo del gas è sceso da 345 euro a 212 circa con un calo del 38,5%. Mentre scrivo l'aumento è circa del 28% a 271 euro. Vuol dire che ha recuperato gran parte del valore perso la scorsa settimana?

No e vi spiego perchè.

Il calo del 38,5% è riferito al prezzo iniziale, 345 euro, mentre l'aumento si calcola sull'ultimo prezzo della settimana scorsa, 212. 

Il 38,5% di 345 è pari a 133 mentre l'aumento del 28% di 212 euro è pari a 59 euro, che portano il prezzo a 271. Quindi il prezzo sta recuperando meno della metà del calo della settimana scorsa (59 euro su 133). 

In altri termini fatto pari a 100 il prezzo iniziale della settimana scorsa, a fine settimana si era scesi a 61,5. Oggi il prezzo sale del 28% di 61.

30 agosto 2022

Se il gas diminuisce del 20% ...


La Germania apre alla possibilità di imporre un limite al prezzo di acquisto del gas e il prezzo diminuisce del 19,6% in un solo giorno. 

Segno che gran parte del prezzo fissato alla borsa di Amsterdam dipende dalla speculazione. Quando il prezzo di qualcosa aumenta di continuo, gli speculatori acquistano. La speranza di ulteriori aumenti giustifica il rischio. Se molti (non dico tutti) acquistano, il prezzo inevitabilmente aumenta e allo speculatore basta vendere a un prezzo che consente un guadagno o, se le cose vanno male, in modo da non perdere troppo. 

Quindi quando il prezzo inizia a diminuire si assiste a una ondata di vendite. Di chi si accontenta di un guadagno magari modesto ma certo e di chi ha comprato a un prezzo troppo alto e vende per minimizzare la perdita.

L'ondata di vendite, come avevo scritto il 10 agosto, può arrivare dall'imposizione di un tetto al prezzo di acquisto dell'energia. Chi immaginava che il prezzo salisse o ipotizzava un determinato prezzo futuro su cui basare le proprie speculazioni, vede i suoi piani sconvolti da un prezzo-limite e per questo corre a vendere perchè la speculazione rischia di trasformarsi in forti perdite.

La domanda a questo punto è: perchè solo oggi la Germania apre all'ipotesi di un limite al prezzo del gas?

Si possono fare diverse ipotesi, tra cui una ipotesi ideologica (si crede che il mercato sistemi tutto e lo si vuole lasciar fare) e una ipotesi opportunistica: qualche governo potrebbe sostenere la speculazione di proprie aziende che rischierebbero almeno di non guadagnare più come prima. 

In ogni caso il ritardo è negativo per imprese e consumatori, che farebbero bene, tra qualche settimana, a pensare che in Italia qualcuno ha chiesto mesi fa un tetto al prezzo del gas.

15 agosto 2022

Il rapido suicidio di una transizione lenta

La decisione dell'Unione Europea di vietare dal 2035 in Europa la vendita di automobili con motore benzina o diesel ha suscitato qualche protesta dei produttori di automobili e, soprattutto, dei loro fornitori, sostenuti da alcuni politici che protestano contro l'Europa per difendere i settori minacciati dalla transizione ecologica.

Nelle auto elettriche mancano ad esempio la marmitta, la frizione, le candele, la coppa dell'olio, il motorino d'avviamento, e tante altre componenti. Chi le produce chiede che la transizione sia più lenta ovvero vorrebbe spostare in avanti la data del 2035 nella speranza di salvare imprese e posti di lavoro e di trovare il modo di garantirsi un futuro.

E' tuttavia una scelta che rischia di trasformarsi in un doloroso autogol. 

Se diamo per scontato che la transizione ecologica è irreversibile, dobbiamo renderci conto che prima di tutto i mercati tenderanno a preferire i prodotti "nuovi" ovvero quelli ecologici rispetto ai prodotti tradizionali più inquinanti e, inoltre, che i tempi del passaggio sono tutt'altro che sicuri e prevedibili. 

In altri termini mentre sembra certo che, come già sta accadendo, il numero delle auto elettriche (o di altri prodotti) venduti salirà nel tempo mentre diminuirà il numero delle auto "tradizionali", non possiamo fare previsioni certe sulla velocità con cui gli acquirenti sceglieranno di passare all'elettrico. Può darsi che il passaggio sia graduale ma può anche darsi che a un certo punto sia molto rapido. E' successo diverse volte che un nuovo prodotto abbia messo fuori mercato in tempi brevissimi il prodotto che andava a sostituire. Chi ha puntato sul prodotto sbagliato, ha chiuso le fabbriche e perso tutto.

I produttori delle auto benzina o diesel, quindi, potrebbero all'improvviso scoprire che i loro prodotti non interessano più o che interessano solo se il prezzo è molto basso e quindi se producono in perdita. 

Per questo motivo l'idea di rallentare la transizione ecologica e di farlo solo in Italia rischia di essere un boomerang. Si salva nell'immediato qualche impresa ma si condanna un settore a sparire perchè incapace di soddisfare una domanda differente, di beni nuovi e ecologici, che cresce rapidamente. 

In generale quando si arriva in ritardo su un mercato è più difficile entrarvi, è più complicato far conoscere i propri prodotti, convincere il consumatore che s'è rivolto a altre imprese, gli investimenti rischiano di non essere redditizi e quindi è più difficile trovare finanziamenti, è complicato riconvertire aziende in crisi che non hanno creduto nel nuovo e non possiedono competenze e quote di mercato, e, infine, è anche più difficile trovare fornitori: quelli esistenti lavorano con le aziende leader del nuovo mercato dei prodotti più ecologici.

10 agosto 2022

Prezzo del gas

Se il prezzo del petrolio è sceso sotto i livelli precedenti l'inizio della guerra in Ucraina e lo stesso sta accadendo per il grano, perché non succede anche con il gas?

Una delle possibili spiegazioni è che il prezzo del gas è influenzato dalla speculazione. Qualcuno compra il gas o meglio contratti che hanno per oggetto la compravendita di gas e li rivende a un prezzo più alto. Un pò come succede con il bagarinaggio: persone che comprano i biglietti di un evento sportivo per poi rivenderli ad un prezzo più alto senza essere interessati alla partita di calcio o alla gara di automobili.

Come si ferma la bagarinaggio ovvero la speculazione? 

Un modo è quello di creare una serie di regole che impediscano rendano illegale il bagarinaggio o la speculazione. Ma questo è difficile in un libero mercato in cui agiscono diversi operatori ed esistono mercati regolamentati su cui si scambiano beni come il gas, il petrolio, le materie prime ecc.. Inoltre se il cliente finale paga il prezzo richiesto, c'è un incentivo a comprare anche a un prezzo esagerato un bene scarso. 

Oppure si può fermare la speculazione con una "speculazione" di segno opposto. Una speculazione al ribasso su una moneta consiste nel vendere una moneta (l'euro, per esempio) per poi ricomprarla a un prezzo inferiore, causato dall'eccesso di vendite. Una banca centrale può contrastarla comprando la (propria o di un'altra banca centrale) moneta. Se il prezzo non diminuisce o addirittura aumenta, il guadagno degli speculatori non c'è più o diventa una perdita. 

Nel caso del gas il metodo più semplice per frenare una speculazione è stabilire un prezzo massimo di acquisto. La minaccia di applicarlo può frenare la speculazione, perchè chi compra un contratto a un prezzo per rivenderlo a un prezzo superiore, teme che l'imposizione di un tetto aumenti il rischio di subire perdite e quindi rischia di meno, acquistando meno contratti o acquistandoli a un prezzo vicino al prezzo che pensa verrà stabilito. In questi casi basta la minaccia di fissare un prezzo per combattere la speculazione.

Un buon modo per ridurre la speculazione sarebbe quella di nazionalizzare la maggioranza delle azioni di aziende come ENI e ENEL che potrebbero di fatto vendere energia a prezzi calmierati, decisi dall'azionista di maggioranza, ovvero lo Stato, evitando di ottenere extraprofitti ovvero profitti che, invece, oggi ottengono perchè acquistano energia con contratti a lungo termine e un prezzo stabilito anni fa e rivendono energia a un prezzo che dipende dalle quotazioni impazzite del gas. 

Se grandi aziende potessero applicare un prezzo calmierato, gli altri operatori sarebbero costretti a fare lo stesso, per non perdere clienti.

Tutto questo funzionerebbe a livello economico. Poi ci sono leggi e regolamenti, che risentono dei vari interessi in Italia e in Europa.

29 luglio 2022

La stabilità dell'euro richiede...

10 anni fa Draghi pronunciò la famosa frase "Whatever it takes..." cioè faremo di tutto per garantire la stabilità dell'euro. 

L'euro non era in pericolo, anzi era irreversibile secondo la BCE, ma il suo valore poteva cambiare. E in effetti è successo, in particolare negli ultimi mesi. La guerra in Ucraina penalizza e minaccia l'economia europea, dove i consumi e gli investimenti risentono delle incertezze della guerra e degli effetti della stessa, a cominciare dall'inflazione, più che gli USA, dove invece l'inflazione risente anche di una domanda forte e di una disoccupazione ai minimi.

I tassi alzati dalla FED per raffreddare l'inflazione finisce però anche per spostare capitali verso il dollaro perchè i titoli di stato americani offrono un rendimento interessante e non comportano rischi. 

La conseguenza è che l'euro si svaluta nei confronti del dollaro e l'inflazione aumenta perchè costano di più le materie prime tradizionalmente valutate in dollari. Per questo motivo la BCE non può fare a meno di alzare i tassi, decisione che rischia di peggiorare le economie europee per l'effetto negativo su consumi, investimenti e conti pubblici ma aiuta a non far crollare il valore dell'euro rispetto a quello del dollaro.



28 luglio 2022

Allarme criptovalute nel calcio

 Da qualche tempo molte maglie delle squadre di calcio sono sponsorizzate da criptovalute.

Un cattivo segnale per diversi motivi. 

Il primo è che i marchi tradizionali non intendono spendere soldi per farsi pubblicità tramite il calcio o, almeno, non vogliono farlo a certe cifre, segno di prospettive economiche non ottimistiche.

Il secondo è che il futuro delle criptovalute è tutt'altro che tranquillo. Se mai fosse utilizzato come un normale strumento di pagamento, per esempio una carta di credito, è facile pronosticare che si assisterebbe in poco tempo alla scomparsa di gran parte di esse. Quando le carte di credito sono state adottate da imprese e consumatori, gran parte di quelle esistenti ha cessato di esistere. Se lo stesso dovesse accadere per le criptovalute e le piattaforme di scambio, gran parte degli sponsor del calcio sparirebbe.

Il terzo motivo è che di criptovalute ce ne sono tante, anzi troppe e paiono esistere perchè qualcuno specula su di esse e offre servizi costosi legati alle criptovalute che non perchè ha un senso usarle. Ma la speculazione funziona in due sensi: può far guadagnare ma anche perdere ingenti somme. In questo secondo caso c'è il rischio che il calcio e gli altri sport sponsorizzati dalle criptovalute, si trovino all'improvviso senza i soldi previsti dai contratti di sponsorizzazione. 

E' quel che rischia in questo momento l'Inter (come racconta Sportmediaset), che da quest'anno ospita il marchio Digitalbits sulle magliette (al posto di Pirelli) e a pochi mesi dalla firma del contratto è alle prese con pagamenti pericolosamente in ritardo. 

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