15 luglio 2018

Milan

Aggiorniamo la situazione del Milan di cui avevamo scritto oltre un anno fa http://www.econoliberal.it/2017/04/milan.html

Mr Li ha perso il controllo del Milan per non aver versato 32 milioni, dopo avere pagato a Berlusconi diverse centinaia di milioni e essersi fatto prestare dal fondo Elliott centinaia di milioni pagando un tasso di interesse superiore al 10%. Com'è possibile?

I fatti suggeriscono che dietro agli avvenimenti degli ultimi 2-3 anni ci sia la regia dell'ex proprietà: Li è stato sempre affiancato da uomini legati a Fininvest cioè a Berlusconi e oggi per la presidenza si candida PaoloScaroni, da sempre legato all'ex cavaliere. Li, che ha pagato con fondi provenienti da paradisi fiscali, sollevando molti dubbi sui veri proprietari del Milan, non s'è mai comportato da proprietario. Mai un'intervista, un progetto, una trattativa con acquirenti, un progetto di ristrutturazione di una società di calcio che perde molti soldi.

Per cui è plausibile che Li fosse solo una pedina di un gioco più grande, il cui obiettivo era far tornare in Italia fondi su conti esteri senza rivelarne il vero proprietario, usando due persone senza troppa credibilità per cercare di salvare la faccia (sportiva) comprando Bonucci e molti altri giocatori mentre sarebbe stato più sensato spendere poco per risistemare i conti. Un vero proprietario l'avrebbe fatto: con conti a posto avrebbe trovato credito presso le banche e si sarebbe liberato delle clausole del contratto con Elliott.

Un finto proprietario poteva solo eseguire un copione scritto da altri, consegnando il Milan a Elliott e a dirigenti che non muovono un dito senza il consenso di Fininvest.

Cosa succederà adesso?

Si possono fare due ipotesi. La prima è che Elliott cerchi un acquirente, dopo essersi assunto i debiti della società, vero prezzo della stessa pagato a Fininvest. La seconda è che torni in campo Berlusconi,  spiegando che non finanzierà più il Milan come un tempo, forte di qualche annata pessima che convincerà i tifosi che è meglio un Berlusconi che non spende di avventurieri che promettono vittorie ma poi ti lasciano in mutande.

07 luglio 2018

Pensioni, come funzionano - 1

Come funzionano i sistemi pensionistici?

Esistono due sistemi per erogare le pensioni, il sistema a capitalizzazione e quello a ripartizione.

Nel sistema a capitalizzazione il lavoratore o l'impresa per conto del lavoratore versa i contributi a un fondo pensione che investe i capitali ricevuti ed eroga la pensione, il cui ammontare dipende dalla somma dei contributi versati, dal rendimento degli stessi (investiti in azioni, obbligazioni ecc), dall'età di pensionamento vale a dire dal numero di anni in cui il lavoratore riceverà i contributi.

Più si paga, più breve è il periodo di erogazione della pensione (che dipende dall'età del pensionamento e dalla durata media della vita), più alto è il rendimento dei soldi investiti, maggiore sarà l'assegno pensionistico.

Questo sistema pensionistico ha indubbi vantaggi: non grava sulle casse dello Stato, almeno in linea di principio, perché ognuno incassa i soldi che ha versato più gli interessi maturati; stimola il risparmio, rende disponibili grandi capitali per gli investimenti in attività produttive o per l'acquisto di titoli di stato, contribuendo in tal modo al buon funzionamento dell'economia e infine stimola politiche economiche responsabili: uno Stato che stimolasse l'inflazione o spendesse troppi soldi per ascoltare richieste populiste causerebbe una perdita ai futuri pensionati.

Naturalmente ci sono anche dei rischi. L'assegno pensionistico può essere troppo basso perché il pensionato ha versato troppo poco oppure perché il fondo pensione ha subìto perdite, come successo soprattutto con i fondi americani che avevano investito in azioni crollate con la crisi.

In questi casi lo Stato può essere costretto a intervenire a sostegno delle pensioni basse. Interviene in ogni caso per rendere obbligatorio il fondo pensione, ben sapendo che molto spesso il lavoratore da giovane non pensa alla pensione e quindi si può trovare diversi decenni dopo a godere di un assegno pensionistico basso.

Lo Stato -come capiremo meglio nella seconda parte- deve anche pensare alle pensioni di chi non ha versato contributi pensionistici perché non obbligatori, e a chi è stato espulso dal lavoro.

03 luglio 2018

La Disneyland del sottosegretario Siri

Il sottoseretario leghista Siri, vero ispiratore della flat tax, spiega le sue idee economiche degne più del fantasioso mondo di Disneyland che di un governo serio.

Per fare quello che hanno promesso, servono 70 miliardi, di cui 50 per la flat tax e il resto per avviare il reddito di cittadinanza e l'abolizione della legge Fornero. Ovvero le promesse potrebbero costare di più ma per adesso si accontentano di iniziare, poi si vedrà.

70 miliardi corrispondono a più del 4% del PIL, quasi tutti da reperire visto che Siri invoca un allentamento dei vincoli sul rapporto deficit/PIL ma solo per portare il rapporto al 2,6-2,7%.

La principale fonte di finanziamento è un condono, ovvero dovrebbero pagare, secondo Siri, aziende e persone che non hanno potuto pagare. Il sottosegretario pensa infatti che la maggioranza dei casi di evasione riguardino aziende e persone che non paga per necessità.

Ma l'ipotesi di Siri (non si paga per necessità) pone due problemi.

Il primo è che se l'impresa non ha pagato per necessità, è difficile che disponga dei soldi necessari per aderire al condono. Non è neppure probabile che le banche prestino all'impresa in difficoltà i soldi per pagare. C'è quindi il rischio che il condono porti pochi soldi allo Stato, vanificando l'obiettivo di recuperare i mancati introiti derivanti dalla flat tax.

Il secondo è che, per lo stesso motivo, il beneficio della flat tax in termini di consumi e investimenti possa essere minimo perchè una parte almeno del risparmio di imposte sarà usato per pagare le imposte e per alimentare i risparmi. Chi ha vissuto un periodo di difficoltà è poco propenso a spendere i soldi risparmiati grazie alla flat tax, mentre preferirà essere prudente e tenere i soldi per il futuro.

Per Siri la flat tax sarà finanziata con un aumento di consumi, investimenti e PIL. Ipotesi suggestiva ma debole, sia per i motivi detti pirma, sia perchè è dubbio che i consumatori spendano il "regalo" fiscale. E' invece verosimile che i consumatori siano frenati dalla previsione di imposte future o anche solo dal reddito elevato di alcuni. Chi ha un reddito elevato tende a spendere una percentuale più basse del proprio reddito rispetto a chi ha un reddito basso, e quindi che la flat tax faccia salire i consumi al punto di compensare le minori entrate fiscali è più che dubbio.

Inoltre la maggior spesa finirà in parte nell'acquisto di beni di importazione con benefici scarsi per le produzioni italiane e per l'occupazione.

Un'altra preoccupazione di Siri è lo spread che pensa sia causato dalle banche straniere che gestiscono il risparmio degli italiani. La soluzione sarebbe emettere titoli di stato riservati a un pubblico di italiani.

E' bene ricordare che le incertezze post voto del 4 marzo hanno fanno salire lo spread perchè son prevalse le vendite di titoli di stato italiani e hanno indotto i risparmiatori a portare all'estero decine di miliardi. Perchè mai in questo contesto, i risparmiatori italiani dovrebbero comprare titoli di stato riservati agli italiani a un tasso basso?

Siri forse pensa che i risparmiatori siano manipolati dalle banche? L'idea che qualcuno possa comprare titoli con un rendimento inferiore a quello offerto dal mercato ricorda qualche iniziativa dei tempi del fascismo, cosa ridicola in un mondo dove le informazioni viaggiano alla velocità della luce.

Per indurre gli italiani a comprare titoli del debito pubblico servono sicurezze (politiche, economiche) che l'avventura della flat tax non può offrire.

28 giugno 2018

Calcio estivo

Il Milan fuori dalle coppe per un anno. Così ha sentenziato l'Uefa, che ha punito gli ultimi bilanci negativi della squadra milanese. Per iscriversi alle coppe, le società calcistiche non devono superare alcuni limiti nelle perdite e dimostrare che in futuro i conti andranno a posto.

Il Milan invece oltre alle perdite, ha spiegato che i ricavi da sponsorizzazioni e eventi in Cina raggiungerà in pochi anni livelli incredibilmente alti. Una somma così grande (5 volte gli incassi previsti dal Barcellona) che nessuno ci crede.

Come se non bastasse, la scorsa estate il Milan ha comprato una decina di giocatori spendendo oltre 200 milioni. Una scelta scriteriata per una società in perdita con soci cinesi che hanno fatto arrivare con molta fatica qualche milione nelle casse del Milan al fine di coprire le perdite.

Non stupisce quindi la scelta dell'Uefa.

Il caso del Milan non è l'unico a preoccupare il mondo del calcio. C'è il caso del Chievo e delle plusvalenze fasulle fatte col Cesena, che nel frattempo è fallito. Ognuna delle due squadre prendeva giocatori giovani e sconosciuti e li vendeva all'altra valutandoli molti milioni. Tizio era ceduto dal Chievo al Cesena per 5 milioni e Caio dal Cesena al Chievo per 4,5 milioni,

Striscia la notizia ha scoperto che erano valutazioni false, trattandosi quasi sempre di giovani sconosciuti che poi finivano in qualche squadra di dilettanti. Lo scopo però era evidente: creare una plusvalenza (se un giocatore viene venduto a 5 milioni e arriva dal vivaio i 5 milioni sono una plusvalenza ovvero un guadagno per la società) con cui far apparire un bilancio sano ed evitare di mostrare un bilancio con forti perdite, spaventando le banche finanziatrici e costringendo i presidenti a versare altri soldi nelle società.

Le inchieste di Striscia hanno allarmato la procura del calcio che indaga. Potrebbero arrivare squalifiche e potrebbe verificarsi un vero terremoto nel calcio se emergessero altri casi analoghi.

Le finte plusvalenze sono il segnale che il calcio, o almeno molte società hanno conti da brividi. E in questo senso un'altra scelta preoccupante potrebbe essere il decreto che Di Maio sta preparando per limitare il gioco d'azzardo, fermandone la pubblicità. Praticamente tutte le squadre della serie A hanno una società di scommesse tra gli sponsor. Per alcune è lo sponsor principale.

Togliere somme ingenti a bilanci in difficoltà non è una buona idea.

22 giugno 2018

Spread, come sale

Come mai lo spread ogni tanto si impenna facendo preoccupare gli esperti di economia?

Supponiamo che lo Stato emetta un titolo che scade dopo 10 anni e paga un interesse del 2% annuo. Chi lo compra spende 100 e si trova in mano un titolo che permetterà di incassare 100 alla scadenza.

Tuttavia il titolo del debito pubblico, come qualsiasi bene o servizio, ha un valore che dipende dalla domanda e dall'offerta. Se il titolo vale 100 e chi lo possiede vuole venderlo, proverà a venderlo a 99,8. Se non trova un compratore cercherà di venderlo a 99,5 oppure a 99,3, e così via fino a quando trova un compratore.

Un eccesso di vendite deprime il valore del titolo di Stato, come mostra il grafico. In poche settimane il valore di un CCT con scadenza 2025 è passato da oltre 100 a meno di 90. Chi comprato a 90 si trova un titolo che oltre a offrire il 2% annuo, garantisce un incasso finale di 100.

Chi investe 90 incassa alla fine 100 oltre agli interessi. Il rendimento complessivo del titolo sale oltre il 2%, e, di conseguenza, lo spread che è la differenza tra il rendimento di due titoli, i titoli decennali di Italia e Germania.

16 giugno 2018

Blog sempre più in pericolo: arriva denuncia anche per blasfemia

Un blog che tratta temi psicologici e biografici nei giorni scorsi ha ricevuto una denuncia per blasfemia e offesa al credo religioso. “turpiloquio e poco rispetto nei confronti della religione cattolica”, queste le parole che stanno rimbalzando nei social.

Quanto appreso sarebbe probabilmente il primo caso del genere in Italia, quantomeno riferito a un semplice blog che ha intenti tutt’altro che rivoluzionari o provocatori. Attualmente la normativa italiana prevede una sanzione per atti riconducibili alla blasfemia, reato che, a partire dal 1999, è stato depenalizzato e ridotto a illecito amministrativo.

La pagina di cui si parla (oudassam.it) tratta di argomenti legati alla psicologia e alla crescita personale, esposti attraverso vicende in ambito lavorativo e sentimentale. L’autore, utilizzando un linguaggio da strada talvolta crudo, talvolta ironico, è molto laconico nelle sue risposte alla vicenda. “Mi sono meravigliato ma non ne faccio uno scandalo – commenta – mi spaventa molto, però, che sia ancora presente una deriva di questo tipo”.

Un caso emblematico che mette in luce una patina di moralismo che emerge sporadicamente nel nostro paese. In proposito, la Chiesa pastafariana italiana ha lanciato un’iniziativa contro le leggi sulla blasfemia e in difesa della libertà di parola. La normativa italiana mette in evidenza tutte le contraddizioni alla base del concetto di tutela del sacro richiamando l’attenzione sull’assurdità di quelle normative che in diversi paesi puniscono la blasfemia. Paesi tra i quali c’è anche l’Italia, perché se il reato è stato depenalizzato e ridotto a illecito amministrativo nel 1999, è pur vero che chi bestemmia su internet è passibile di istigazione a violare leggi, reato vero e proprio.

13 giugno 2018

Tria rassicura l'economia

La sofferta nascita del governo Conte ha avuto effetti negativi su spread e borse.

Le promesse di reddito di cittadinanza e flat tax unitamente ai dubbi sull'euro hanno causato la vendita di titoli di stato, con conseguente aumento dello spread e perdita di valore dei titoli di stato che, presenti in abbondanza nelle banche, hanno fatto diminuire il valore azionario delle stesse banche, che sono i titoli più importanti nel listino milanese.

Ora, venerdì 8 giugno i titoli azionari parevano piuttosto depressi, su valori in molto casi inferiori a quelli registrati quando il tentativo di 5 Stelle e Lega di formare un governo pareva naufragato.
Lunedì invece lo scenario è cambiato e l'indice della borsa italiana fa segnare un sorprendente +3,5%.

Una giravolta che si spiega con l'intervista di Tria, neo ministro dell'economia, al Corriere. In buona sostanza Tria ha spiegato che il suo compito è controllare i conti evitando sforamenti e avventure: il debito diminuirà, niente deficit aggiuntivo.

I mercati si sono convinti. Forse di meno Salvini che ha iniziato la sua personale crociata contro le ONG che recuperano in mare i migranti. L'argomento più importante è diventata l'Aquarius mentre nelle dichiarazioni dei principali leader politici paiono essere scomparsi i temi economici, ovvero le promesse elettorali di spese gigantesche con poche coperture.

I mercati sono tranquilli ma lo saranno gli elettori quando si renderanno conto che i soldi che aspettano non arriveranno? E lo saranno i politici che su promesse di spesa hanno conquistato il potere esecutivo?

10 giugno 2018

Grillo e la Ruhr

Uno delle questioni che il governo dovrà affrontare nelle prossime settimane è il futuro dell'ILVA, su cui interviene (a titolo personale, secondo il ministro Di Maio) Beppe Grillo.

L'ILVA ha diversi stabilimenti e 14 mila dipendenti. 11 mila sono a Taranto che trasforma il carbone in acciaio poi trasformato da altri stabilimenti tra cui quello di Genova, dove invece i dipendenti sono meno di 2000.

Grillo non fa proposte precise, ma racconta del caso della Ruhr, dove un gigantesco intervento pubblico ha portato alla chiusura di miniere e di aziende che usavano il carbone e inquinavano acqua, terreni e fiumi. Il risanamento ha portato alla creazione di parchi musei, luoghi di divertimento che oggi Grillo indica come un possibile futuro, insieme a centri di ricerca per studiare "l'energia del futuro", forse dimenticando che Taranto produce altro.

E' possibile chiudere l'ILVA a Taranto con un progetto simile a quello della Ruhr in Germania?

A mio avviso no.

Una prima ragione è che nel caso della Ruhr parliamo di una zona di centinaia di km quadrati, una vera e propria regione industriale, a Taranto (e a Genova) di uno stabilimento, per quanto grande. Il contesto è diversissimo. La Ruhr è nel cuore ricco dell'Europa, nella benestante Germania e a due passi da Francia, Belgio, Olanda. In quel contesto, servito da 1400 km di autostrade, una volta riconvertiti i siti industriali, ripuliti fiumi e terreni, non è difficile trovare visitatori per i musei, per i parchi e investitori per fabbriche ristrutturate e messe a disposizione delle imprese a pochi km da città come Dortmund o Dusselforf.

Taranto invece è stata scelta come sede di una grande acciaieria perché città povera in una regione periferica. Si puntava a creare sviluppo e occupazione in una parte di Italia da cui le persone fuggivano dalla disoccupazione per andare a cercare fortuna nelle grandi. Creare a Taranto attività per il tempo libero, centri di ricerca o fabbriche rischia di essere un flop nella misura in cui si spera di fare arrivare visitatori e investimenti da regioni più ricche o dall'estero, oppure di creare più posti di quelli persi. Inoltre non sarebbe nè semplice nè immediata la riconversione dei lavoratori.

A Genova poi l'altoforno è stato spento più di 10 anni fa nell'ambito di un accordo tra l'ILVA e la Regione Liguria, dopo decenni di morti per inquinamento nel quartiere di Cornigliano. Buona parte delle aree lasciate libere sono state riutilizzate, in una città dove una trasformazione come quella della Ruhr c'è già stata: a partire dalla fine degli anni '80 buona parte dei magazzini inutilizzati del porto antico sono diventati musei, ristoranti, residenze private, sedi di facoltà universitarie.


03 giugno 2018

Le vere idee di Salvini sullo spread

In meno di una settimana, siamo passati da una crisi di governo lunga, piena di veleni, di dichiarazioni ostili anche verso il presidente della Repubblica, al giuramento di Giuseppe Conte e dei suoi ministri, tra i quali Matteo Salvini, che aveva fatto saltare mesi di trattative impuntandosi sul nome di Paolo Savona, respinto dal Quirinale.

Nel frattempo abbiamo visto i mercati finanziari che cambiavano atteggiamento: se erano rimasti per due mesi quasi indifferenti alla mancanza di un governo, con l'inizio delle trattative tra Movimento 5 Stelle e Lega lo spread ha cominciato a salire e i titoli azionari a scendere, segno evidente che le preoccupazioni su notizie allarmanti per il bilancio pubblico hanno favorito le vendite di titoli di stato e azioni.

Con il fallimento delle trattative, domenica 27 maggio, le vendite hanno prevalso e in pochi giorni lo spread ha superato quota 300. Matteo Salvini e Luigi Di Maio si son mostrati tranquilli, comportandosi, in giornate molto convulse nelle quali ogni possibilità di fare un governo pareva tramontata, come se lo spread non fosse un problema, ma il risultato di scelte sgradite di speculatori e ribadendo, soprattutto Salvini, che in Italia non doveva comandare Berlino, cioè la Germania accusata di ingerenza negli affari economici altrui.

Poi all'improvviso, mercoledì 30 maggio tutto è cambiato e in due giorni si è giunti alla formazione di un governo senza Paolo Savona all'economia.

Ha forse vinto Berlino? Pare proprio di no. La svolta sarebbe arrivata dalla Lega. Qualcuno ha parlato con Mario Draghi che ha spiegato che uno spread elevato significa due cose.

La prima è tassi di interesse, e quindi spesa pubblica, in crescita. Ma questo l'aveva già detto il Presidente Mattarella commentando la rinuncia di Conte a formare un governo, nel pomeriggio di domenica 27 maggio.

La seconda è che uno spread elevato rischia di provocare un giudizio negativo delle agenzie di rating, al punto che la BCE potrebbe essere costretta a non comprare più titoli di stato italiano, anche in questo caso con effetti molto negativi per la spesa pubblica per interessi e quindi sulla possibilità per il governo di trovare i soldi per attuare il proprio programma.

Salvini può gridare al complotto, può affermare che non vuole un'Italia sotto il giogo di Berlino ma sa bene (o forse glielo spiega qualcuno nella Lega) che i titoli di stato che rappresentano l'enorme debito pubblico italiano devono essere acquistati da qualcuno pagando tassi di interesse possibilmente bassi.

Così, avvertito da Draghi della possibili conseguenze delle proprie scelte politiche, cede proprio come ha fatto prima di lui Berlusconi, che nel 2011, di fronte a mercati che vendevano i titoli di stato facendo salire alle stelle lo spread, ha lasciato la presidenza del consiglio e accettato le ricette economiche di Mario Monti.

Se la propaganda impone di invocare il sovranismo e il complotto di Berlino, la realtà impone accordi e compromessi per non mettere a rischio di conti pubblici e trovarsi a governare una economia con conti pubblici disastrati. Alla fine, comunque la si pensi, lo spread è uguale per tutti e tutti corrono ai ripari prima che diventi un pericolo per lo Stato.

31 maggio 2018

Il piano B di Savona - 2

4. L'uscita dall'euro comporterebbe complicati problemi legali: i debiti euro di banche, imprese, risparmiatori e dello Stato andrebbero pagati nella nuova moneta? La svalutazione della nuova lira spinge a rispondere di no, il creditore vorrebbe indietro euro e gli effetti negativi per l'economia in caso di ricorso ai tribunali sarebbero elevati: i creditori non rinnoverebbero i prestiti e gli effetti negativi si sentirebbero sulla produzione, i consumi, i rapporti tra contribuente e Stato.

5. E' difficile ristrutturare il debito in misura rilevante senza ripercussioni. La BCE non potrebbe accettare di non incassare per intero i soldi dovuti dall'Italia quando i titoli pubblici scadono. Anzitutto perchè anche altri paesi di cui la BCE ha comprato i titoli vorrebbero uno sconto e poi perchè le perdite sarebbero a carico di tutti i paesi soci, tramite le loro banche centrali, della BCE e, naturalmente, questi paesi non accetterebbero.
Poi anche ammesso di convincere stranieri titolari di titoli del debito pubblico italiano a rinunciare a parte dei propri soldi, una volta concesso lo sconto, banche e risparmiatori stranieri diserterebbero le aste dei titoli pubblici italiani, delle obbligazioni emesse dalle imprese, delle azioni di aziende italiane. O, come minimo, chiederebbero tassi di interesse elevati per prestarci soldi. Soldi di cui l'Italia avrebbe bisogno perché il fine di un taglio del debito è la possibilità di fare in futuro un maggiore deficit ovvero più debiti per dare impulso all'economia.

6. L'insieme di fughe di capitali di italiani, svalutazioni e ostilità di investitori stranieri, avrebbe effetti negativi anche per le banche, ridotte come lo Stato a veder evaporare i capitali stranieri e a pagare di più i soldi, con conseguenze negative per la concessione di credito e quindi per lo sviluppo economico.

7. Tutto ciò perchè lo si farebbe? Come detto, la prima ragione è per permettere allo Stato di avere un deficit maggiore. Ma questo vuol dire anche che in pochi anni il debito tornerebbe ai livelli precedenti, a meno che le scelte di spesa siano azzeccate e inducano maggiore crescita. La seconda ragione è rendere più competitive le imprese attraverso la svalutazione. I prodotti italiani all'estero costerebbero di meno e quelli stranieri di più.
Sappiamo però che se un paese di un'area economica bene integrata svaluta la propria moneta, anche altri paesi possono decidere di svalutare la loro moneta e l'effetto finale non è detto sia positivo per chi ha svalutato per primo. Nel nostro caso potremmo assistere a una fuoriuscita dall'euro con relativa svalutazione di altri paesi o semplicemente alla svalutazione di monete diverse dall'euro di paesi europei.
L'effetto positivo della svalutazione è in ogni caso limitato da altri fattori: i prodotti italiani si fanno spesso con componenti provenienti da paesi stranieri, e quindi il calo del prezzo del prodotto italiano potrebbe essere modesto. Inoltre i fornitori stranieri, viste le incertezze sulla moneta, potrebbero imporre al cliente italiano condizioni meno favorevoli e quindi più onerose. Maggiori costi che ridurrebbero il beneficio di una svalutazione.

8. Infine se il piano è svalutare di un 15-25% la nuova lira, possiamo dire che questo è un obiettivo tutt'altro che certo. Una moneta come la nuova lira sarebbe più facilmente oggetto di speculazioni e di oscillazioni. Non ci sarebbe una BCE a difendere la moneta ma solo una Banca d'Italia con molti meno soldi, come ai tempi dell'uscita dallo SME. Anche in questo caso, le incertezze post uscita dall'euro spingono a credere che l'idea del piano B di Savona sia davvero pessima e che gente sensata eviterebbe questo progetto.

Il precedente articolo: Il piano B di Savona - 1

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