14 agosto 2018

Disastro annunciato

Di fronte al ponte crollato a Genova rileggetevi l'articolo del 2012, con la foto del ponte Morandi sulla val Polcevera

http://www.econoliberal.it/2012/11/perche-e-difficile-credere-nella.html

Ci spiegheranno poi i no-tutti (tav, terzo valico, gronda ecc) come la pensano.

13 agosto 2018

Di Maio sullo spread

Trovo molto gravi le parole di Di Maio al Corriere: "se qualcuno vuole usare i mercati contro il governo sappia che non siamo ricattabili. Non è l'estate del 2011 e a Palazzo Chigi non c'è Berlusconi, che rinunciò per le sue aziende"

Gravi perché confone pericolosamente l'interesse di una persona o di un gruppo di persone (partito o movimento) con gli interessi dell'Italia.

La speculazione colpisce dove c'è un problema. Se, come accade in Turchia, c'è un elevato tasso di inflazione e la banca centrale tiene troppo bassi i tassi, lo speculatore pensa che prima o poi la moneta è destinata a svalutarsi e scommette su questa possibilità.

Il politico può invocare il complotto o un intervento divino ma non può nulla contro uno squilibrio perché lo speculatore capisce che il prezzo di un'azione, un cambio tra due monete, un tasso di interesse, prima o poi si modificheranno.

E' stato così nel 1992 con la svalutazione della lira italiana: c'erano le condizioni (la lira era una moneta debole di una economia con più inflazione e conti pubblici disastrosi) perchè accadesse ed è successo.

Il politico può pensare per tempo a tenere a posto i conti e a fare politiche economiche che rafforzino l'economia o, in Italia, a allontanare le ipotesi si uscita dall'euro. In caso contrario lo speculatore fa il suo mestiere e si ferma solo se esiste una istituzione come la BCE con somme a disposizione talmente grandi da sconfiggere lo speculatore.

Di Maio sembra pensare che lo speculatore voglia imporre agli italiani misure economiche sgradite, come nel 2011 con il governo Monti, e che lo faccia attraverso il ricatto del politico. Per cui politici non ricattabili finirebbero per non imporre nulla.

Purtroppo non ha capito che le misure di Monti furono la conseguenza di errori fatti dal governo Berlusconi che rimase fermo di fronte a conti pubblici in peggioramento e pertanto stimolò la speculazione a vendere i titoli di stato italiani facendo salire lo spread. Senza le scelte di Monti il problema sarebbe rimasto, per la gioia degli speculatori, e alla fine il conto per gli italiani sarebbe stato più salato. Di Maio non lo capisce (o finge di non capirlo), rischiando di creare grossi problemi agli italiani.

25 luglio 2018

Marchionne

Sergio Marchionne che n'è andato suscitando molta emozione, qualche pessimo commento di chi lo detestava e di chi ha cercato di cavalcarne i meriti (per esempio Di Maio che dice avrei voluto parlargli di auto elettrica...come dire insegnerei a Ronaldo come si gioca a calcio) e una infinità di aneddoti e giudizi sui mass media. Si legge dei maglioni, delle battute, degli scontri con i sindacati, della Fiat portata all'estero. Aspetti interessanti ma che non riguardano la sostanza delle cose, alla quale invece Marchionne era collegato come tutti i grandi capitani di impresa.

Io son sempre stato dalla sua parte, ho scritto diverse volte giudizi positivi su ciò che accadeva in Fiat/FCA negli anni di Marchionne e qualche volta mi son sentito chiedere il perchè.  Ebbene la ragione è semplice: credo che Marchionne fosse molto compente, uno che ha studiato e capito molto meglio di altri l'argomento senza per questo giocare a fare il primo della classe.

Quando si leggevano o sentivano ipotesi azzardate (mi viene in mente questa: Giannino su Alfa Romeo ) pensavo: cosa avete studiato o meglio cosa avete finto di studiare per arrivare a spararla così grossa? 

Ecco, userò rischio con Marchionne non esisteva, non avrebbe mai elaborato ipotesi simili, assurde perchè contrarie a qualunque lezione economica oltre che al buon senso. Se vogliamo ricordarlo usiamo pure gli aneddoti. Son facili da ricordare, stimolano. Ma ricordiamoci anche che era molto competente, capace di andare alla sostanza delle cose come pochi altri. Qualità rara nel nostro paese.

20 luglio 2018

L'Alitalia di Toninelli

Pare che la principale preoccupazione del governo, o almeno della componente 5 Stelle del governo sia non scontentare nessuno. Lo dimostra il ministro dei trasporti Toninelli che vuol tenere nelle mani dello Stato la maggioranza di Alitalia, dichiarando che la compagnia area deve finire nelle mani di chi pensa a far volare gli aerei, che c'è "cassa", che si supereranno le norme dell'Unione Europea che vietano gli aiuti di Stato, gli stessi che permettono di dire che c'è cassa cioè soldi con cui pagare il carburante (se non paghi subito gli aerei restano a terra).

A Toninelli andrebbe chiesto come si fa a salvare una compagnia che produce perdite da troppo tempo ed è piccola in un mondo in cui i fallimenti di compagnie aeree sono all'ordine del giorno è anche i colossi non se la passano tanto bene perchè la concorrenza è spietata.

Bisognerebbe anche chiedere cosa avessero in mente i vari capitani coraggiosi guidati da Colaninno che hanno perso soldi prendendosi Alitalia oppure le compagnie aeree che hanno fatto offerte per parti della compagnia aerea italiana: non facevano volare gli aerei? Non hanno perso soldi?

Toninelli non vuol spiegare ai lavoratori di Alitalia che il loro futuro non è nella compagnia aerea, indica la mala gestione come causa di tutti i mali come se Alitalia fosse quella di un tempo, un monopolista che fa pagare centinaia di euro per un volo Milano-Roma.

Purtroppo per lui non è così, Alitalia da sola continuerà a subire perdite e quindi resta una domanda: se anche l'UE non avesse nulla da dire su una Alitalia al 51% in mano allo Stato, chi comprerà il 49% di una società spdestinata a accumulare perdite?

15 luglio 2018

Milan

Aggiorniamo la situazione del Milan di cui avevamo scritto oltre un anno fa http://www.econoliberal.it/2017/04/milan.html

Mr Li ha perso il controllo del Milan per non aver versato 32 milioni, dopo avere pagato a Berlusconi diverse centinaia di milioni e essersi fatto prestare dal fondo Elliott centinaia di milioni pagando un tasso di interesse superiore al 10%. Com'è possibile?

I fatti suggeriscono che dietro agli avvenimenti degli ultimi 2-3 anni ci sia la regia dell'ex proprietà: Li è stato sempre affiancato da uomini legati a Fininvest cioè a Berlusconi e oggi per la presidenza si candida PaoloScaroni, da sempre legato all'ex cavaliere. Li, che ha pagato con fondi provenienti da paradisi fiscali, sollevando molti dubbi sui veri proprietari del Milan, non s'è mai comportato da proprietario. Mai un'intervista, un progetto, una trattativa con acquirenti, un progetto di ristrutturazione di una società di calcio che perde molti soldi.

Per cui è plausibile che Li fosse solo una pedina di un gioco più grande, il cui obiettivo era far tornare in Italia fondi su conti esteri senza rivelarne il vero proprietario, usando due persone senza troppa credibilità per cercare di salvare la faccia (sportiva) comprando Bonucci e molti altri giocatori mentre sarebbe stato più sensato spendere poco per risistemare i conti. Un vero proprietario l'avrebbe fatto: con conti a posto avrebbe trovato credito presso le banche e si sarebbe liberato delle clausole del contratto con Elliott.

Un finto proprietario poteva solo eseguire un copione scritto da altri, consegnando il Milan a Elliott e a dirigenti che non muovono un dito senza il consenso di Fininvest.

Cosa succederà adesso?

Si possono fare due ipotesi. La prima è che Elliott cerchi un acquirente, dopo essersi assunto i debiti della società, vero prezzo della stessa pagato a Fininvest. La seconda è che torni in campo Berlusconi,  spiegando che non finanzierà più il Milan come un tempo, forte di qualche annata pessima che convincerà i tifosi che è meglio un Berlusconi che non spende di avventurieri che promettono vittorie ma poi ti lasciano in mutande.

07 luglio 2018

Pensioni, come funzionano - 1

Come funzionano i sistemi pensionistici?

Esistono due sistemi per erogare le pensioni, il sistema a capitalizzazione e quello a ripartizione.

Nel sistema a capitalizzazione il lavoratore o l'impresa per conto del lavoratore versa i contributi a un fondo pensione che investe i capitali ricevuti ed eroga la pensione, il cui ammontare dipende dalla somma dei contributi versati, dal rendimento degli stessi (investiti in azioni, obbligazioni ecc), dall'età di pensionamento vale a dire dal numero di anni in cui il lavoratore riceverà i contributi.

Più si paga, più breve è il periodo di erogazione della pensione (che dipende dall'età del pensionamento e dalla durata media della vita), più alto è il rendimento dei soldi investiti, maggiore sarà l'assegno pensionistico.

Questo sistema pensionistico ha indubbi vantaggi: non grava sulle casse dello Stato, almeno in linea di principio, perché ognuno incassa i soldi che ha versato più gli interessi maturati; stimola il risparmio, rende disponibili grandi capitali per gli investimenti in attività produttive o per l'acquisto di titoli di stato, contribuendo in tal modo al buon funzionamento dell'economia e infine stimola politiche economiche responsabili: uno Stato che stimolasse l'inflazione o spendesse troppi soldi per ascoltare richieste populiste causerebbe una perdita ai futuri pensionati.

Naturalmente ci sono anche dei rischi. L'assegno pensionistico può essere troppo basso perché il pensionato ha versato troppo poco oppure perché il fondo pensione ha subìto perdite, come successo soprattutto con i fondi americani che avevano investito in azioni crollate con la crisi.

In questi casi lo Stato può essere costretto a intervenire a sostegno delle pensioni basse. Interviene in ogni caso per rendere obbligatorio il fondo pensione, ben sapendo che molto spesso il lavoratore da giovane non pensa alla pensione e quindi si può trovare diversi decenni dopo a godere di un assegno pensionistico basso.

Lo Stato -come capiremo meglio nella seconda parte- deve anche pensare alle pensioni di chi non ha versato contributi pensionistici perché non obbligatori, e a chi è stato espulso dal lavoro.

03 luglio 2018

La Disneyland del sottosegretario Siri

Il sottoseretario leghista Siri, vero ispiratore della flat tax, spiega le sue idee economiche degne più del fantasioso mondo di Disneyland che di un governo serio.

Per fare quello che hanno promesso, servono 70 miliardi, di cui 50 per la flat tax e il resto per avviare il reddito di cittadinanza e l'abolizione della legge Fornero. Ovvero le promesse potrebbero costare di più ma per adesso si accontentano di iniziare, poi si vedrà.

70 miliardi corrispondono a più del 4% del PIL, quasi tutti da reperire visto che Siri invoca un allentamento dei vincoli sul rapporto deficit/PIL ma solo per portare il rapporto al 2,6-2,7%.

La principale fonte di finanziamento è un condono, ovvero dovrebbero pagare, secondo Siri, aziende e persone che non hanno potuto pagare. Il sottosegretario pensa infatti che la maggioranza dei casi di evasione riguardino aziende e persone che non paga per necessità.

Ma l'ipotesi di Siri (non si paga per necessità) pone due problemi.

Il primo è che se l'impresa non ha pagato per necessità, è difficile che disponga dei soldi necessari per aderire al condono. Non è neppure probabile che le banche prestino all'impresa in difficoltà i soldi per pagare. C'è quindi il rischio che il condono porti pochi soldi allo Stato, vanificando l'obiettivo di recuperare i mancati introiti derivanti dalla flat tax.

Il secondo è che, per lo stesso motivo, il beneficio della flat tax in termini di consumi e investimenti possa essere minimo perchè una parte almeno del risparmio di imposte sarà usato per pagare le imposte e per alimentare i risparmi. Chi ha vissuto un periodo di difficoltà è poco propenso a spendere i soldi risparmiati grazie alla flat tax, mentre preferirà essere prudente e tenere i soldi per il futuro.

Per Siri la flat tax sarà finanziata con un aumento di consumi, investimenti e PIL. Ipotesi suggestiva ma debole, sia per i motivi detti pirma, sia perchè è dubbio che i consumatori spendano il "regalo" fiscale. E' invece verosimile che i consumatori siano frenati dalla previsione di imposte future o anche solo dal reddito elevato di alcuni. Chi ha un reddito elevato tende a spendere una percentuale più basse del proprio reddito rispetto a chi ha un reddito basso, e quindi che la flat tax faccia salire i consumi al punto di compensare le minori entrate fiscali è più che dubbio.

Inoltre la maggior spesa finirà in parte nell'acquisto di beni di importazione con benefici scarsi per le produzioni italiane e per l'occupazione.

Un'altra preoccupazione di Siri è lo spread che pensa sia causato dalle banche straniere che gestiscono il risparmio degli italiani. La soluzione sarebbe emettere titoli di stato riservati a un pubblico di italiani.

E' bene ricordare che le incertezze post voto del 4 marzo hanno fanno salire lo spread perchè son prevalse le vendite di titoli di stato italiani e hanno indotto i risparmiatori a portare all'estero decine di miliardi. Perchè mai in questo contesto, i risparmiatori italiani dovrebbero comprare titoli di stato riservati agli italiani a un tasso basso?

Siri forse pensa che i risparmiatori siano manipolati dalle banche? L'idea che qualcuno possa comprare titoli con un rendimento inferiore a quello offerto dal mercato ricorda qualche iniziativa dei tempi del fascismo, cosa ridicola in un mondo dove le informazioni viaggiano alla velocità della luce.

Per indurre gli italiani a comprare titoli del debito pubblico servono sicurezze (politiche, economiche) che l'avventura della flat tax non può offrire.

28 giugno 2018

Calcio estivo

Il Milan fuori dalle coppe per un anno. Così ha sentenziato l'Uefa, che ha punito gli ultimi bilanci negativi della squadra milanese. Per iscriversi alle coppe, le società calcistiche non devono superare alcuni limiti nelle perdite e dimostrare che in futuro i conti andranno a posto.

Il Milan invece oltre alle perdite, ha spiegato che i ricavi da sponsorizzazioni e eventi in Cina raggiungerà in pochi anni livelli incredibilmente alti. Una somma così grande (5 volte gli incassi previsti dal Barcellona) che nessuno ci crede.

Come se non bastasse, la scorsa estate il Milan ha comprato una decina di giocatori spendendo oltre 200 milioni. Una scelta scriteriata per una società in perdita con soci cinesi che hanno fatto arrivare con molta fatica qualche milione nelle casse del Milan al fine di coprire le perdite.

Non stupisce quindi la scelta dell'Uefa.

Il caso del Milan non è l'unico a preoccupare il mondo del calcio. C'è il caso del Chievo e delle plusvalenze fasulle fatte col Cesena, che nel frattempo è fallito. Ognuna delle due squadre prendeva giocatori giovani e sconosciuti e li vendeva all'altra valutandoli molti milioni. Tizio era ceduto dal Chievo al Cesena per 5 milioni e Caio dal Cesena al Chievo per 4,5 milioni,

Striscia la notizia ha scoperto che erano valutazioni false, trattandosi quasi sempre di giovani sconosciuti che poi finivano in qualche squadra di dilettanti. Lo scopo però era evidente: creare una plusvalenza (se un giocatore viene venduto a 5 milioni e arriva dal vivaio i 5 milioni sono una plusvalenza ovvero un guadagno per la società) con cui far apparire un bilancio sano ed evitare di mostrare un bilancio con forti perdite, spaventando le banche finanziatrici e costringendo i presidenti a versare altri soldi nelle società.

Le inchieste di Striscia hanno allarmato la procura del calcio che indaga. Potrebbero arrivare squalifiche e potrebbe verificarsi un vero terremoto nel calcio se emergessero altri casi analoghi.

Le finte plusvalenze sono il segnale che il calcio, o almeno molte società hanno conti da brividi. E in questo senso un'altra scelta preoccupante potrebbe essere il decreto che Di Maio sta preparando per limitare il gioco d'azzardo, fermandone la pubblicità. Praticamente tutte le squadre della serie A hanno una società di scommesse tra gli sponsor. Per alcune è lo sponsor principale.

Togliere somme ingenti a bilanci in difficoltà non è una buona idea.

22 giugno 2018

Spread, come sale

Come mai lo spread ogni tanto si impenna facendo preoccupare gli esperti di economia?

Supponiamo che lo Stato emetta un titolo che scade dopo 10 anni e paga un interesse del 2% annuo. Chi lo compra spende 100 e si trova in mano un titolo che permetterà di incassare 100 alla scadenza.

Tuttavia il titolo del debito pubblico, come qualsiasi bene o servizio, ha un valore che dipende dalla domanda e dall'offerta. Se il titolo vale 100 e chi lo possiede vuole venderlo, proverà a venderlo a 99,8. Se non trova un compratore cercherà di venderlo a 99,5 oppure a 99,3, e così via fino a quando trova un compratore.

Un eccesso di vendite deprime il valore del titolo di Stato, come mostra il grafico. In poche settimane il valore di un CCT con scadenza 2025 è passato da oltre 100 a meno di 90. Chi comprato a 90 si trova un titolo che oltre a offrire il 2% annuo, garantisce un incasso finale di 100.

Chi investe 90 incassa alla fine 100 oltre agli interessi. Il rendimento complessivo del titolo sale oltre il 2%, e, di conseguenza, lo spread che è la differenza tra il rendimento di due titoli, i titoli decennali di Italia e Germania.

16 giugno 2018

Blog sempre più in pericolo: arriva denuncia anche per blasfemia

Un blog che tratta temi psicologici e biografici nei giorni scorsi ha ricevuto una denuncia per blasfemia e offesa al credo religioso. “turpiloquio e poco rispetto nei confronti della religione cattolica”, queste le parole che stanno rimbalzando nei social.

Quanto appreso sarebbe probabilmente il primo caso del genere in Italia, quantomeno riferito a un semplice blog che ha intenti tutt’altro che rivoluzionari o provocatori. Attualmente la normativa italiana prevede una sanzione per atti riconducibili alla blasfemia, reato che, a partire dal 1999, è stato depenalizzato e ridotto a illecito amministrativo.

La pagina di cui si parla (oudassam.it) tratta di argomenti legati alla psicologia e alla crescita personale, esposti attraverso vicende in ambito lavorativo e sentimentale. L’autore, utilizzando un linguaggio da strada talvolta crudo, talvolta ironico, è molto laconico nelle sue risposte alla vicenda. “Mi sono meravigliato ma non ne faccio uno scandalo – commenta – mi spaventa molto, però, che sia ancora presente una deriva di questo tipo”.

Un caso emblematico che mette in luce una patina di moralismo che emerge sporadicamente nel nostro paese. In proposito, la Chiesa pastafariana italiana ha lanciato un’iniziativa contro le leggi sulla blasfemia e in difesa della libertà di parola. La normativa italiana mette in evidenza tutte le contraddizioni alla base del concetto di tutela del sacro richiamando l’attenzione sull’assurdità di quelle normative che in diversi paesi puniscono la blasfemia. Paesi tra i quali c’è anche l’Italia, perché se il reato è stato depenalizzato e ridotto a illecito amministrativo nel 1999, è pur vero che chi bestemmia su internet è passibile di istigazione a violare leggi, reato vero e proprio.

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