22 giugno 2018

Spread, come sale

Come mai lo spread ogni tanto si impenna facendo preoccupare gli esperti di economia?

Supponiamo che lo Stato emetta un titolo che scade dopo 10 anni e paga un interesse del 2% annuo. Chi lo compra spende 100 e si trova in mano un titolo che permetterà di incassare 100 alla scadenza.

Tuttavia il titolo del debito pubblico, come qualsiasi bene o servizio, ha un valore che dipende dalla domanda e dall'offerta. Se il titolo vale 100 e chi lo possiede vuole venderlo, proverà a venderlo a 99,8. Se non trova un compratore cercherà di venderlo a 99,5 oppure a 99,3, e così via fino a quando trova un compratore.

Un eccesso di vendite deprime il valore del titolo di Stato, come mostra il grafico. In poche settimane il valore di un CCT con scadenza 2025 è passato da oltre 100 a meno di 90. Chi comprato a 90 si trova un titolo che oltre a offrire il 2% annuo, garantisce un incasso finale di 100.

Chi investe 90 incassa alla fine 100 oltre agli interessi. Il rendimento complessivo del titolo sale oltre il 2%, e, di conseguenza, lo spread che è la differenza tra il rendimento di due titoli, i titoli decennali di Italia e Germania.

16 giugno 2018

Blog sempre più in pericolo: arriva denuncia anche per blasfemia

Un blog che tratta temi psicologici e biografici nei giorni scorsi ha ricevuto una denuncia per blasfemia e offesa al credo religioso. “turpiloquio e poco rispetto nei confronti della religione cattolica”, queste le parole che stanno rimbalzando nei social.

Quanto appreso sarebbe probabilmente il primo caso del genere in Italia, quantomeno riferito a un semplice blog che ha intenti tutt’altro che rivoluzionari o provocatori. Attualmente la normativa italiana prevede una sanzione per atti riconducibili alla blasfemia, reato che, a partire dal 1999, è stato depenalizzato e ridotto a illecito amministrativo.

La pagina di cui si parla (oudassam.it) tratta di argomenti legati alla psicologia e alla crescita personale, esposti attraverso vicende in ambito lavorativo e sentimentale. L’autore, utilizzando un linguaggio da strada talvolta crudo, talvolta ironico, è molto laconico nelle sue risposte alla vicenda. “Mi sono meravigliato ma non ne faccio uno scandalo – commenta – mi spaventa molto, però, che sia ancora presente una deriva di questo tipo”.

Un caso emblematico che mette in luce una patina di moralismo che emerge sporadicamente nel nostro paese. In proposito, la Chiesa pastafariana italiana ha lanciato un’iniziativa contro le leggi sulla blasfemia e in difesa della libertà di parola. La normativa italiana mette in evidenza tutte le contraddizioni alla base del concetto di tutela del sacro richiamando l’attenzione sull’assurdità di quelle normative che in diversi paesi puniscono la blasfemia. Paesi tra i quali c’è anche l’Italia, perché se il reato è stato depenalizzato e ridotto a illecito amministrativo nel 1999, è pur vero che chi bestemmia su internet è passibile di istigazione a violare leggi, reato vero e proprio.

13 giugno 2018

Tria rassicura l'economia

La sofferta nascita del governo Conte ha avuto effetti negativi su spread e borse.

Le promesse di reddito di cittadinanza e flat tax unitamente ai dubbi sull'euro hanno causato la vendita di titoli di stato, con conseguente aumento dello spread e perdita di valore dei titoli di stato che, presenti in abbondanza nelle banche, hanno fatto diminuire il valore azionario delle stesse banche, che sono i titoli più importanti nel listino milanese.

Ora, venerdì 8 giugno i titoli azionari parevano piuttosto depressi, su valori in molto casi inferiori a quelli registrati quando il tentativo di 5 Stelle e Lega di formare un governo pareva naufragato.
Lunedì invece lo scenario è cambiato e l'indice della borsa italiana fa segnare un sorprendente +3,5%.

Una giravolta che si spiega con l'intervista di Tria, neo ministro dell'economia, al Corriere. In buona sostanza Tria ha spiegato che il suo compito è controllare i conti evitando sforamenti e avventure: il debito diminuirà, niente deficit aggiuntivo.

I mercati si sono convinti. Forse di meno Salvini che ha iniziato la sua personale crociata contro le ONG che recuperano in mare i migranti. L'argomento più importante è diventata l'Aquarius mentre nelle dichiarazioni dei principali leader politici paiono essere scomparsi i temi economici, ovvero le promesse elettorali di spese gigantesche con poche coperture.

I mercati sono tranquilli ma lo saranno gli elettori quando si renderanno conto che i soldi che aspettano non arriveranno? E lo saranno i politici che su promesse di spesa hanno conquistato il potere esecutivo?

10 giugno 2018

Grillo e la Ruhr

Uno delle questioni che il governo dovrà affrontare nelle prossime settimane è il futuro dell'ILVA, su cui interviene (a titolo personale, secondo il ministro Di Maio) Beppe Grillo.

L'ILVA ha diversi stabilimenti e 14 mila dipendenti. 11 mila sono a Taranto che trasforma il carbone in acciaio poi trasformato da altri stabilimenti tra cui quello di Genova, dove invece i dipendenti sono meno di 2000.

Grillo non fa proposte precise, ma racconta del caso della Ruhr, dove un gigantesco intervento pubblico ha portato alla chiusura di miniere e di aziende che usavano il carbone e inquinavano acqua, terreni e fiumi. Il risanamento ha portato alla creazione di parchi musei, luoghi di divertimento che oggi Grillo indica come un possibile futuro, insieme a centri di ricerca per studiare "l'energia del futuro", forse dimenticando che Taranto produce altro.

E' possibile chiudere l'ILVA a Taranto con un progetto simile a quello della Ruhr in Germania?

A mio avviso no.

Una prima ragione è che nel caso della Ruhr parliamo di una zona di centinaia di km quadrati, una vera e propria regione industriale, a Taranto (e a Genova) di uno stabilimento, per quanto grande. Il contesto è diversissimo. La Ruhr è nel cuore ricco dell'Europa, nella benestante Germania e a due passi da Francia, Belgio, Olanda. In quel contesto, servito da 1400 km di autostrade, una volta riconvertiti i siti industriali, ripuliti fiumi e terreni, non è difficile trovare visitatori per i musei, per i parchi e investitori per fabbriche ristrutturate e messe a disposizione delle imprese a pochi km da città come Dortmund o Dusselforf.

Taranto invece è stata scelta come sede di una grande acciaieria perché città povera in una regione periferica. Si puntava a creare sviluppo e occupazione in una parte di Italia da cui le persone fuggivano dalla disoccupazione per andare a cercare fortuna nelle grandi. Creare a Taranto attività per il tempo libero, centri di ricerca o fabbriche rischia di essere un flop nella misura in cui si spera di fare arrivare visitatori e investimenti da regioni più ricche o dall'estero, oppure di creare più posti di quelli persi. Inoltre non sarebbe nè semplice nè immediata la riconversione dei lavoratori.

A Genova poi l'altoforno è stato spento più di 10 anni fa nell'ambito di un accordo tra l'ILVA e la Regione Liguria, dopo decenni di morti per inquinamento nel quartiere di Cornigliano. Buona parte delle aree lasciate libere sono state riutilizzate, in una città dove una trasformazione come quella della Ruhr c'è già stata: a partire dalla fine degli anni '80 buona parte dei magazzini inutilizzati del porto antico sono diventati musei, ristoranti, residenze private, sedi di facoltà universitarie.


03 giugno 2018

Le vere idee di Salvini sullo spread

In meno di una settimana, siamo passati da una crisi di governo lunga, piena di veleni, di dichiarazioni ostili anche verso il presidente della Repubblica, al giuramento di Giuseppe Conte e dei suoi ministri, tra i quali Matteo Salvini, che aveva fatto saltare mesi di trattative impuntandosi sul nome di Paolo Savona, respinto dal Quirinale.

Nel frattempo abbiamo visto i mercati finanziari che cambiavano atteggiamento: se erano rimasti per due mesi quasi indifferenti alla mancanza di un governo, con l'inizio delle trattative tra Movimento 5 Stelle e Lega lo spread ha cominciato a salire e i titoli azionari a scendere, segno evidente che le preoccupazioni su notizie allarmanti per il bilancio pubblico hanno favorito le vendite di titoli di stato e azioni.

Con il fallimento delle trattative, domenica 27 maggio, le vendite hanno prevalso e in pochi giorni lo spread ha superato quota 300. Matteo Salvini e Luigi Di Maio si son mostrati tranquilli, comportandosi, in giornate molto convulse nelle quali ogni possibilità di fare un governo pareva tramontata, come se lo spread non fosse un problema, ma il risultato di scelte sgradite di speculatori e ribadendo, soprattutto Salvini, che in Italia non doveva comandare Berlino, cioè la Germania accusata di ingerenza negli affari economici altrui.

Poi all'improvviso, mercoledì 30 maggio tutto è cambiato e in due giorni si è giunti alla formazione di un governo senza Paolo Savona all'economia.

Ha forse vinto Berlino? Pare proprio di no. La svolta sarebbe arrivata dalla Lega. Qualcuno ha parlato con Mario Draghi che ha spiegato che uno spread elevato significa due cose.

La prima è tassi di interesse, e quindi spesa pubblica, in crescita. Ma questo l'aveva già detto il Presidente Mattarella commentando la rinuncia di Conte a formare un governo, nel pomeriggio di domenica 27 maggio.

La seconda è che uno spread elevato rischia di provocare un giudizio negativo delle agenzie di rating, al punto che la BCE potrebbe essere costretta a non comprare più titoli di stato italiano, anche in questo caso con effetti molto negativi per la spesa pubblica per interessi e quindi sulla possibilità per il governo di trovare i soldi per attuare il proprio programma.

Salvini può gridare al complotto, può affermare che non vuole un'Italia sotto il giogo di Berlino ma sa bene (o forse glielo spiega qualcuno nella Lega) che i titoli di stato che rappresentano l'enorme debito pubblico italiano devono essere acquistati da qualcuno pagando tassi di interesse possibilmente bassi.

Così, avvertito da Draghi della possibili conseguenze delle proprie scelte politiche, cede proprio come ha fatto prima di lui Berlusconi, che nel 2011, di fronte a mercati che vendevano i titoli di stato facendo salire alle stelle lo spread, ha lasciato la presidenza del consiglio e accettato le ricette economiche di Mario Monti.

Se la propaganda impone di invocare il sovranismo e il complotto di Berlino, la realtà impone accordi e compromessi per non mettere a rischio di conti pubblici e trovarsi a governare una economia con conti pubblici disastrati. Alla fine, comunque la si pensi, lo spread è uguale per tutti e tutti corrono ai ripari prima che diventi un pericolo per lo Stato.

31 maggio 2018

Il piano B di Savona - 2

4. L'uscita dall'euro comporterebbe complicati problemi legali: i debiti euro di banche, imprese, risparmiatori e dello Stato andrebbero pagati nella nuova moneta? La svalutazione della nuova lira spinge a rispondere di no, il creditore vorrebbe indietro euro e gli effetti negativi per l'economia in caso di ricorso ai tribunali sarebbero elevati: i creditori non rinnoverebbero i prestiti e gli effetti negativi si sentirebbero sulla produzione, i consumi, i rapporti tra contribuente e Stato.

5. E' difficile ristrutturare il debito in misura rilevante senza ripercussioni. La BCE non potrebbe accettare di non incassare per intero i soldi dovuti dall'Italia quando i titoli pubblici scadono. Anzitutto perchè anche altri paesi di cui la BCE ha comprato i titoli vorrebbero uno sconto e poi perchè le perdite sarebbero a carico di tutti i paesi soci, tramite le loro banche centrali, della BCE e, naturalmente, questi paesi non accetterebbero.
Poi anche ammesso di convincere stranieri titolari di titoli del debito pubblico italiano a rinunciare a parte dei propri soldi, una volta concesso lo sconto, banche e risparmiatori stranieri diserterebbero le aste dei titoli pubblici italiani, delle obbligazioni emesse dalle imprese, delle azioni di aziende italiane. O, come minimo, chiederebbero tassi di interesse elevati per prestarci soldi. Soldi di cui l'Italia avrebbe bisogno perché il fine di un taglio del debito è la possibilità di fare in futuro un maggiore deficit ovvero più debiti per dare impulso all'economia.

6. L'insieme di fughe di capitali di italiani, svalutazioni e ostilità di investitori stranieri, avrebbe effetti negativi anche per le banche, ridotte come lo Stato a veder evaporare i capitali stranieri e a pagare di più i soldi, con conseguenze negative per la concessione di credito e quindi per lo sviluppo economico.

7. Tutto ciò perchè lo si farebbe? Come detto, la prima ragione è per permettere allo Stato di avere un deficit maggiore. Ma questo vuol dire anche che in pochi anni il debito tornerebbe ai livelli precedenti, a meno che le scelte di spesa siano azzeccate e inducano maggiore crescita. La seconda ragione è rendere più competitive le imprese attraverso la svalutazione. I prodotti italiani all'estero costerebbero di meno e quelli stranieri di più.
Sappiamo però che se un paese di un'area economica bene integrata svaluta la propria moneta, anche altri paesi possono decidere di svalutare la loro moneta e l'effetto finale non è detto sia positivo per chi ha svalutato per primo. Nel nostro caso potremmo assistere a una fuoriuscita dall'euro con relativa svalutazione di altri paesi o semplicemente alla svalutazione di monete diverse dall'euro di paesi europei.
L'effetto positivo della svalutazione è in ogni caso limitato da altri fattori: i prodotti italiani si fanno spesso con componenti provenienti da paesi stranieri, e quindi il calo del prezzo del prodotto italiano potrebbe essere modesto. Inoltre i fornitori stranieri, viste le incertezze sulla moneta, potrebbero imporre al cliente italiano condizioni meno favorevoli e quindi più onerose. Maggiori costi che ridurrebbero il beneficio di una svalutazione.

8. Infine se il piano è svalutare di un 15-25% la nuova lira, possiamo dire che questo è un obiettivo tutt'altro che certo. Una moneta come la nuova lira sarebbe più facilmente oggetto di speculazioni e di oscillazioni. Non ci sarebbe una BCE a difendere la moneta ma solo una Banca d'Italia con molti meno soldi, come ai tempi dell'uscita dallo SME. Anche in questo caso, le incertezze post uscita dall'euro spingono a credere che l'idea del piano B di Savona sia davvero pessima e che gente sensata eviterebbe questo progetto.

Il precedente articolo: Il piano B di Savona - 1

29 maggio 2018

Il piano B di Savona - 1

Il mancato ministro Paolo Savona, silurato dal Presidente Mattarella in nome della difesa del risparmio, tutelato dall'articolo 47 della Costituzione, aveva un piano per uscire dall'euro.

Si tratterebbe di stampare 8 miliardi di nascosto, decidere di notte di uscire dall'euro, per riaprire i mercati il lunedì mattina con una moneta svalutata del 15-25%, controlli sui capitali per limitare fughe di capitali, una riduzione del debito pubblico grazie a accordi con i creditori internazionali.

Un piano pieno di problematicità che cerco di elencare (sperando di non dimenticarne qualcuna).

1. Le banconote sono falsificabili e stampare banconote difficili da falsificare richiede un lungo lavoro di preparazione e, soprattutto, tecnologie che pochi al mondo possiedono. Le aziende che stampano banconote lavorano a stretto contatto con i governi che sono i loro clienti. Difficile che si possa fare una moneta diversa senza che nessuno ne sappia nulla. In più si deve trasportare negli sportelli bancari, nelle filiali della Banca d'Italia, negli uffici postali. Qualcuno verrebbe a saperlo, a meno di rischiare di riaprire negozi, banche e imprese senza una moneta legale, cosa che provocherebbe effetti economici pesanti.

2. Per creare una moneta serve una legge o un decreto. In ogni caso il Presidente della Repubblica, contrario all'abbandono dell'euro, dovrebbe firmare. Per cui è difficile possa succedere.

3. La segretezza dell'operazione potrebbe essere superflua: basterebbe il sospetto di un abbandono dell'euro per provocare fughe di capitali. La gente sposterebbe i soldi all'estero, acquisterebbe monete più solide (magari sotto forma di fondi di investimento che solitamente hanno sede in luoghi come il Lussemburgo) per poi presentarsi il giorno dopo e ottenere molte lire in più. Con lo stesso fine, altri farebbero la coda in banca per ritirare euro da tenere in vista dell'uscita.

1 - continua

25 maggio 2018

Calenda sullo spread

Ottima sintesi di Calenda (dopo 3 minuti circa dall'inizio dell'intervista) sulla vera questione che pone uno spread in aumento:

http://www.la7.it/piazzapulita/video/carlo-calenda-a-piazzapulita-24-05-2018-242537

20 maggio 2018

Argentina, si piange sempre

Due anni e mezzo fa gli argentini hanno eletto Mauricio Macrì presidente.

Di origini italiane, a capo dell'impero economico di famiglia, Macrì ha vinto promettendo una rivoluzione economica di stampo liberista fatta di tagli alla spesa assistenziale, apertura dei mercati, in particolare dei capitali, licenziamento di dipendenti pubblici, soprattutto se assunti con criteri politici dai precedenti governi, e stimoli agli investimenti stranieri.

Una ricetta che non sta dando i risultati attesi. I mali tradizionali dell'economia argentina, ovvero inflazione, svalutazione, conti pubblici in profondo rosso si sono ripresentati.

Il taglio dei contributi pubblici ha stimolato l'inflazione, che l'istituto di statistica non ha neppure saputo misurare negli anni scorsi al punto che nessuno credeva ai dati ufficiali. Il peso è crollato, complice un mercato della valuta di modeste dimensioni (l'acquisto o la vendita di modeste quantità di pesos possono causare forti oscillazioni del il cambio in un paese che di fatto usa e ragioni in dollari)  spingendo la banca centrale argentina a alzare i tassi al 40% anche per contrastare la (solita) fuga di capitali dal paese.

La scarsa credibilità dell'economia argentina ha fatto sì che gli investimenti sperati non siano avvenuti, nonostante il programma liberista. Anzi non appena sono cresciuti i tassi americani i potenziali investitori hanno preferito i titoli di stato americani al rischio di investire nel pesos argentino.

Così l'ultimo collocamento di titoli di stato è riuscito solo grazie all'intervento della banca centrale e ad una telefonata di Macrì a Trump perchè convinca qualche fondo americano a acquistare un pò di bond argentini.

Insomma niente di nuovo sotto il sole argentino. La ricetta economica liberista non ha cambiato nulla. Il ripresentarsi dei vecchi mali dell'economia ci ricorda che una moneta sovrana in una economia debole può solo illudere di risolvere i problemi in modo semplicistico.

03 maggio 2018

Un film sullo scoppio della bolla

La sera del 1° maggio Paramount Channel ha trasmesso La grande scommessa, film sullo scoppio della bolla immobiliare negli USA

Si ispira a una storia vera. Michael Burry, gestore dell'hedge fund Scion Capital che come pochi altri gestori di fondi, capisce che c'è una bolla immobiliare: i prezzi degli immobili salgono mentre gli stipendi degli americani restano fermi. Indaga e scopre che ci sono segnali preoccupanti, come il crescente numero di americani che non riescono a pagare i mutui, e comprende che se i tassi aumenteranno il numero di insolvenze crescerà. Anzi ne è certo perchè molti mutui prevedono tassi crescenti nel tempo.

Così decide di investire in derivati che garantiscono enormi guadagni in caso di crollo del mercato. In pratica una scommessa sul crollo del settore immobiliare e delle obbligazioni emesse a fronte dei mutui per l'acquisto di case. Numerosi informazioni suggeriscono infatti che le obbligazioni sono piene di mutui giudicati in modo troppo ottimistico. Le insolvenze saranno molte di più del previsto, complici le agenzie di rating e le commissioni pagate dai finanziatori ai venditori di mutui, che così hanno interesse a mentire sulla solvibiità dei clienti.

La scommessa su un crollo appare vincente ma ci sono alcuni ostacoli.

Il primo è che i clienti dei fondi pensano che la scommessa porterà perdite pesanti se -come tutti sostengono- il mercato immobiliare è destinato a non crollare.

Il secondo è che mancano i derivati per scommettere sul crollo. Ma le banche, pensando che la scommessa sia perdente, non esitano a creare tali strumenti.

Il terzo è morale. Mentre i protagonisti del film raccolgono informazioni che confermano le loro ipotesi, si rendono conto che il crollo su cui puntano significa un dramma per milioni di famiglie che perderanno casa e lavoro e vuol dire recessione mondiale.

Insomma, se vi capita, guardate La grande scommessa, uno dei pochi film a tema economico con un insolito Brad Pitt (nella foto).

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