20 maggio 2018

Argentina, si piange sempre

Due anni e mezzo fa gli argentini hanno eletto Mauricio Macrì presidente.

Di origini italiane, a capo dell'impero economico di famiglia, Macrì ha vinto promettendo una rivoluzione economica di stampo liberista fatta di tagli alla spesa assistenziale, apertura dei mercati, in particolare dei capitali, licenziamento di dipendenti pubblici, soprattutto se assunti con criteri politici dai precedenti governi, e stimoli agli investimenti stranieri.

Una ricetta che non sta dando i risultati attesi. I mali tradizionali dell'economia argentina, ovvero inflazione, svalutazione, conti pubblici in profondo rosso si sono ripresentati.

Il taglio dei contributi pubblici ha stimolato l'inflazione, che l'istituto di statistica non ha neppure saputo misurare negli anni scorsi al punto che nessuno credeva ai dati ufficiali. Il peso è crollato, complice un mercato della valuta di modeste dimensioni (l'acquisto o la vendita di modeste quantità di pesos possono causare forti oscillazioni del il cambio in un paese che di fatto usa e ragioni in dollari)  spingendo la banca centrale argentina a alzare i tassi al 40% anche per contrastare la (solita) fuga di capitali dal paese.

La scarsa credibilità dell'economia argentina ha fatto sì che gli investimenti sperati non siano avvenuti, nonostante il programma liberista. Anzi non appena sono cresciuti i tassi americani i potenziali investitori hanno preferito i titoli di stato americani al rischio di investire nel pesos argentino.

Così l'ultimo collocamento di titoli di stato è riuscito solo grazie all'intervento della banca centrale e ad una telefonata di Macrì a Trump perchè convinca qualche fondo americano a acquistare un pò di bond argentini.

Insomma niente di nuovo sotto il sole argentino. La ricetta economica liberista non ha cambiato nulla. Il ripresentarsi dei vecchi mali dell'economia ci ricorda che una moneta sovrana in una economia debole può solo illudere di risolvere i problemi in modo semplicistico.

03 maggio 2018

Un film sullo scoppio della bolla

La sera del 1° maggio Paramount Channel ha trasmesso La grande scommessa, film sullo scoppio della bolla immobiliare negli USA

Si ispira a una storia vera. Michael Burry, gestore dell'hedge fund Scion Capital che come pochi altri gestori di fondi, capisce che c'è una bolla immobiliare: i prezzi degli immobili salgono mentre gli stipendi degli americani restano fermi. Indaga e scopre che ci sono segnali preoccupanti, come il crescente numero di americani che non riescono a pagare i mutui, e comprende che se i tassi aumenteranno il numero di insolvenze crescerà. Anzi ne è certo perchè molti mutui prevedono tassi crescenti nel tempo.

Così decide di investire in derivati che garantiscono enormi guadagni in caso di crollo del mercato. In pratica una scommessa sul crollo del settore immobiliare e delle obbligazioni emesse a fronte dei mutui per l'acquisto di case. Numerosi informazioni suggeriscono infatti che le obbligazioni sono piene di mutui giudicati in modo troppo ottimistico. Le insolvenze saranno molte di più del previsto, complici le agenzie di rating e le commissioni pagate dai finanziatori ai venditori di mutui, che così hanno interesse a mentire sulla solvibiità dei clienti.

La scommessa su un crollo appare vincente ma ci sono alcuni ostacoli.

Il primo è che i clienti dei fondi pensano che la scommessa porterà perdite pesanti se -come tutti sostengono- il mercato immobiliare è destinato a non crollare.

Il secondo è che mancano i derivati per scommettere sul crollo. Ma le banche, pensando che la scommessa sia perdente, non esitano a creare tali strumenti.

Il terzo è morale. Mentre i protagonisti del film raccolgono informazioni che confermano le loro ipotesi, si rendono conto che il crollo su cui puntano significa un dramma per milioni di famiglie che perderanno casa e lavoro e vuol dire recessione mondiale.

Insomma, se vi capita, guardate La grande scommessa, uno dei pochi film a tema economico con un insolito Brad Pitt (nella foto).

27 aprile 2018

Arturo Artom

Nell'immaginario del Movimento 5 Selle, un ruolo chiave lo gioca l'innovazione tecnologica, che ruota attorno a internet.

Arturo Artom è un imprenditore che nei primi anni 2000 pareva un profeta di internet, la sua azienda proponeva connessioni via satellite. E' sparito dalle cronache dei giornali per anni per apparire come ambasciatore del Movimento 5 Stelle. L'Espresso ne offre un ottimo profilo: http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/04/26/news/chi-e-arturo-artom-l-uomo-business-di-casaleggio-1.321037

11 aprile 2018

Garanzie sulle banche venete

In questo video l'onorevole Sibilla del Movimento 5 Stelle suggeriva che il salvataggio della banche venete (Veneto Banca e la Popolare di Vicenza) costasse 17 miliardi e non 5 come sosteneva invece il ministro dell'economia Padoan dicendo: "Padoan ci tiene a dire che sono 5 miliardi e non 17".

Una notizia degli ultimi giorni spiega che aveva ragione Pier Carlo Padoan: Intesa Sanpaolo rinuncia alla garanzia statale su bond "venete" titola il Sole 24 Ore.

Cerchiamo di capire cosa è successo. Le banche venete in crisi hanno visto, prima di essere vendute a Intesa San Paolo, un deflusso di capitali. I correntisti hanno ritirato i loro risparmi, temendo di subire perdite, e aperto conti presso altre banche, a cominciare proprio da Intesa che poi ha sottoscritto i titoli emessi dalle banche venete alla disperata ricerca di liquidità.

Dopo l'acquisizione delle banche venete, Intesa San Paolo ha acquistato gran parte delle obbligazioni emesse dalle banche venete, diventando creditrice di se stessa. Di qui la scelta di annullare le obbligazioni e ha comunicato al ministero di rinunciare alla garanzia che lo Stato ha offerto al momento dell'emissione.


01 aprile 2018

Il signoraggista emette moneta

Il sogno dei veri o presunti esperti di signoraggio è forse quello di emettere moneta per appropriarsi del signoraggio. Le criptomonete sembrano offrire questa possibilità. Ma ci sono dubbi, come spiega questo articolo della Stampa che ci parla dell'iniziativa di Marco Saba http://www.lastampa.it/2018/03/31/economia/dal-bitcoin-allo-schema-ponzi-nuove-monete-e-vecchie-truffe-ZhksCVPycE7roh7eWsCryO/pagina.html

Altri dubbi li potete leggere nel sito http://equacoin.net/

17 marzo 2018

Torino 2026

Il prossimo anno a Milano si assegneranno le Olimpiadi invernali 2026. I comuni che hanno ospitato le Olimpiadi del 2006 hanno chiesto a Torino di provare a candidarsi ricevendo prima una risposta negativa del grillino Davide Bono, capogruppo in Regione, che ha spiegato che per regolamento le Olimpiadi non possono essere assegnate al paese che ospita la sessione del CIO che decide l'assegnazione e poi il via libera di Grillo, secondo il quale le Olimpiadi si possono fare purchè non si spenda e non si costruisca troppo.

Le Olimpiadi del 2006 sono costate diversi miliardi di euro, buona parte dei quali per opere necessarie, da fare in ogni caso, come il completamento di due autostrade (Torino-Bardonecchia e Torino-Pinerolo), la ristrutturazione/costruzione del Palavela a Torino, dei palazzetti del ghiaccio a Pinerolo e Torre Pellice, dell'aeroporto, il rifacimento di molti impianti di risalita in tutto il Piemonte e non solo nella zona delle gare, la costruzione di uno spazio destinato a ospitare grandi eventi soprattutto musicali (l'attuale PalaAlpitour) e di residenze universitarie.

Altri impianti come l'Oval sono stati impiegati, dopo le Olimpiadi, in modo diverso, e altri ancora, in particolare i trampolini di Pragelato e la pista del bob di Sansicario non si sono più usati, per una discutibile scelta del CONI, decisione che ha fatto parlare di sprechi.

Secondo il Movimento 5 Stelle che amministra Torino e che a Roma s'è opposto al progetto di Olimpiade, tutto ciò non si dovrebbe replicare. Si vorrebbe una Olimpiade low cost con l'impiego delle strutture esistenti e interventi minimi. In pratica le Olimpiadi non cambierebbero nulla nel territorio, servirebbero solo a riempire gli hotel e a fare pubblicità a luoghi che già oggi godono della fama legata all'Olimpiade 2006.

Vale davvero la pena spendere soldi per far conoscere un territorio ben conosciuto perchè ha ospitato l'ultima Olimpiade invernale disputata in Europa?

05 marzo 2018

Promesse elettorali

Gli italiani hanno votato premiando i partiti più populisti, i grillini al sud, la Lega al nord.

Tra i pochi dati in controtendenza per il Movimento 5 Stelle c'è quello di Torino, dove la sindaca Chiara Appendino spiega che il movimento cala perché sta mettendo in ordine i conti della città.

A me pare un'ottima chiave di lettura delle vicende politiche degli ultimi anni. Si vota col portafogli in mano, non importa la situazione generale di un paese, ma la propria condizione personale.

La situazione complessiva del paese e dei conti pubblici interessa poco e chi se ne occupa non viene premiato dagli elettori. Il PIL in crescita è sembrato ininfluente, mentre nel 2014 gli 80 euro hanno suscitato speranze e illusioni, premiando Renzi alle Europee così come quest'anno le promesse economiche di questa campagna possono spiegare la vittoria di Lega e M5S e la sconfitta del PD e di Berlusconi.

Oggi inizia una nuova corsa, quella dei partiti vincenti a mantenere le promesse. Promesse spesso impossibili, e per questo si definiscono populisti, sia perchè le somme da spendere sarebbero enormi sia perché esistono vincoli di bilancio previsti dalla Costituzione e da accordi europei.

Il tutto in un contesto economico positivo ma non troppo. La crescita dell'economia è concentrata al nord, il sud arranca ormai da quasi 10 anni anzi da quando s'è ridotto in modo drastico il flusso di denaro che stimolava la domanda.

L'economia italiana, i bilanci statali sono quindi vincoli formidabili per i partiti che tuttavia vorrebbero accontentare elettori che guardano al proprio interesse personale e son pronti a cambiare voto in un attimo.




25 febbraio 2018

Nino Galloni

Guardando distrattamente un programma in tv sulle non entusiasmanti elezioni, mi sono imbattuto in Nino Galloni, una vecchia conoscenza del piccolo mondo che qualche anno fa girava attorno alle frottole sul signoraggio e che oggi si candida con un suo partito, il Partito del Valore Umano.

Un economista con un curriculum degno di nota che tuttavia fa proposte che ...  non saprei come definire.

Eccone una: https://www.movisol.org/07news169.htm

Incurante dello storico problema della mancanza, in Sicilia e Calabria, di buoni collegamenti ferroviari e stradali o degli storici problemi economico-finanziari dell'Eurotunnel che collega Francia e Regno Unito, Galloni ipotizza un tunnel ferroviario (secondo la cartina, ma poi nel testo si para di camion) di 150 km tra la Sicilia e la Tunisia, da inserire niente di meno che "nella rete di strutture planetarie che vanno dallo stretto di Bering al Mediterraneo"

Poi si parla di 4 isole artificiali che sarebbero un attivo finanziario dell'operazione perchè consentono "il ripopolamento della fauna marina locale" la pesca selettiva e un "turismo di qualità".

E infine si considera fattibile l'opera supponendo il transito di un camion ogni 5 secondi per 20 ore al giorno. Tutti i giorni per 40 anni. Niente interessi da pagare sul debito generato dalla spesa stimata di 20 miliardi perchè i governi stamperebbero moneta.

Ecco. Giudicate voi questa chicca, a me scappa da ridere.

07 febbraio 2018

Bitcoin

Il Bitcoin è una moneta?

I manuali di economia dicono che la moneta svolge tre funzioni: è misura del valore, riserva di valore e strumento di pagamento.

Visti i forti aumenti e le repentine diminuzioni del valore del Bitcoin rispetto a dollaro appare difficile pensare che la criptovaluta svolga in modo efficiente il compito di misura del valore e di riserva di valore. Entrambe le funzioni richiedono stabilità nel tempo del valore di una moneta, caratteristica che non appartiene al Bitcoin, capace di perdere il 15% del valore rispetto al dollaro in un solo giorno.

Resta la funzione di strumento di pagamento, che il Bitcoin svolge in misura assai limitata a favore, a quanto pare, di imprese e individui che violano leggi. Per questo motivo le criptovalute sono finite nel mirino di autorità monetarie, governi e organismi internazionali.

Con il probabile effetto di dissuadere gli speculatori, facendo crollare il valore del Bitcoin. Una crescita rapidissima del valore e il crollo successivo si possono spiegare con il tentativo di molti di guadagnare correndo a comprare ciò che acquista valore e vendendolo appena diminuisce, sulla base di una scommessa su possibili aumenti o diminuzioni e non sulla base di dati reali su domanda e offerta della criptovaluta.

02 febbraio 2018

Il vincolo del 3%

Siamo in campagna elettorale e piovono le promesse di tagli di imposte, tasse e chi più ne ha più ne metta.

Il leader della Lega Matteo Salvini contesta il vincolo del deficit al 3% del PIL e anche altri leader mettono in discussione tale limite, lasciando capire che andrebbe modificato in sede europea o che è giusto fare un deficit più elevato per il bene degli italiani.

Il significato intuitivo del vincolo del 3% è quello di un limite alla crescita del debito pubblico che attualmente supera il 130% del PIL.
E ' un limite necessario perché in un paese fortemente indebitato come l'Italia è più facile che i potenziali sottoscrittori di titoli di stato abbiano dubbi sulla sostenibilità del debito, e possano rinunciare all'acquisto di titoli o possano chiedere tassi più alti per assumersi il rischio di acquistare titoli di un paese con conti pubblici pessimi.

Se ciò avvenisse, se cioè aumentasse il tasso richiesto per sottoscrivere i titoli, gli effetti sui conti pubblici sarebbero disastrosi: un aumento dell'1% del tasso provocherebbe maggiore una spesa di circa 1,3% del PIL, ovvero più di 20 miliardi, pari a 1/6 dei soldi che si spendono nella sanità pubblica oppure pari ai risparmi determinati dalla contestata Legge Fornero.

Perciò è meglio essere prudenti. In gioco non c'è una lite con i burocrati di Bruxelles ma il rischio concreto che il debito pubblico costi tanto al contribuente italiano. In passato altri governi hanno scherzato col fuoco e ci siamo ritrovati una marea di imposte per riequilibrare i conti pubblici sotto controllo, oltre a una recessione assai dolorosa.

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