08 maggio 2017

Alitalia

Cerchiamo di fare il punto sulla situazione di Alitalia. Quello che si sa è che la società ha perso molti soldi, che i soci hanno deciso di gettare la spugna, che la compagnia aerea è stata commissariata e che i commissari vogliono provare a vendere tutta Alitalia.

Chi se la comprerà dovrà cercare di mettere in piedi un'Alitalia che funzioni e questo pone due grandi problemi.

Il primo è relativo a costi e personale. Quando una società subisce forti perdite la prima cosa da fare è tagliare i costi. E' una scelta poco piacevole perchè significa licenziare personale, tagliare stipendi e far subire la stessa sorte ai dipendenti delle società fornitrici, ma è necessaria perché è il modo più semplice e veloce per ridurre le perdite.

Per far salire i ricavi invece servono decisioni azzeccate e di solito serve tempo. Quindi per ridurre il “rosso” la strada dei tagli dei costi è obbligata. Non è tuttavia facile e non è stato facile in passato: la politica preme per difendere gli interessi dei dipendenti Alitalia e per mantenere in vita alcuni aeroporti e i relativi voli, anche se questi comportano forti perdite per chi li effettua.

Il secondo problema è quello dell'hub. Molte compagnie aeree compensano le perdite registrate dai voli interni con i guadagni dei voli intercontinentali. Hanno bisogno di riempire gli aerei in partenza per altri continenti e lo fanno con collegamenti col proprio aeroporto principale. Per capirci: da Nizza un francese vola a Parigi e qui si imbarca per Pechino. Il volo Nizza-Parigi si riempe di passeggeri, ovvero in parte di persone che resteranno a Parigi e in parte di persone che poi andranno altrove.

Ora mentre paesi come Francia, Gran Bretagna, Germania, Olanda hanno un solo grande aeroporto che -per così dire- raccoglie e poi distribuisce i passeggeri verso molte destinazioni, consentendo alle compagnie di bandiera di riempire gli aerei e guadagnare con i voli sulle lunghe distanze, in Italia un aeroporto simile non c'è o, meglio, ce ne sono due.

Uno è Malpensa, grande aeroporto del nord, la parte più ricca del paese e quindi più interessante per una compagnia aerea. Malpensa tuttavia ha vari difetti: è troppo vicino a molte importanti città del nord perchè ci sia un volo per Malpensa, ed è troppo periferico rispetto a Milano perchè gli abitanti del nord lo considerino il loro aeroporto di riferimento.

L'altro è Roma Fiumicino, a cui si arriva in volo da tutta Italia o quasi.

Mettiamoci nei panni di un abitante di Torino (o di altre importanti e ricche città del nord) che debba andare a New York. Ha tre possibilità.

La prima è prendere un volo per Fiumicino e imbarcarsi per New York con un volo Alitalia; la seconda è volare a Parigi, a Francoforte, Amsterdam o Londra e quindi prendere la coincidenza per NY con un volo non Alitalia; la terza è andare a Malpensa in auto o bus e imbarcarsi per NY con un volo Alitalia.

Sappiamo che Alitalia ha una pessima fama quanto a efficienza e puntualità e siamo certi che poche persone vogliono rischiare di perdere un volo per colpa di un contrattempo in autostrada o per un treno che ritarda.

Tutto ciò suggerisce che i potenziali clienti di Alitalia possono preferire la secnda delle tre soluzioni (andare dalla propria città in una capitale europea per imbarcarsi su un volo intercontinentale), e che non cambieranno idea facilmente, perchè Malpensa non può risolvere i tempi brevi i problemi di collegamento con le principali città del nord Italia e Fiumicino è attraente come aeroporto internazionale, solo per i clienti del centro e sud Italia.
Se le difficoltà di Alitalia sono tante e i problemi di difficile soluzioni, che futuro potrebbe avere? Io penso che potrebbe essere acquistata da una compagnia più grande, che dopo averla ristrutturata con effetti negativi pesanti per personale, imprese fornitrici e aeroporti italiani, la userebbe per portare i clienti italiani verso il proprio aeroporto principale, e per organizzare voli low cost in Europa, provando a fare concorrenza ai vari Ryanair, Vueling, ecc.

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