07 luglio 2012

La domanda è debole, quindi indeboliamola ancora

Negli ultimi due giorni della settimana l'indice FtseMib è nuovamente crollato sotto il peso di notizie negative provenienti da Europa e Stati Uniti.

Christine Lagarde, direttrice del FMI, ha spiegato che l'economia mondiale si sta indebolendo. Mario Draghi, un'ora dopo aver abbassato i tassi, ha detto le stesse cose: l'economia europea non cresce, resta debole e, se non ci saranno sorprese, la ripresa inizierà verso la fine dell'anno e sarà graduale. Durante e dopo il suo discorso l'indice della borsa milanese è diminuito, arrivando a segnare un -3,5%, segno che gli investitori trovano nelle parole di Draghi la conferma che non c'è da stare allegri.

Quando un giornalista ha chiesto a Draghi di commentare il fatto che i soldi versati dalla BCE alle banche non si trasformano in finanziamenti, il governatore ha osservato che non ovunque le cose stanno così e che in alcuni paesi, come l'Italia, la domanda è debole e per questo si concede poco credito.

Un economista di buon senso che avesse ascoltato Draghi avrebbe pensato: finalmente qualcuno che comprende la situazione. Ma quali sono i provvedimenti presi dai governi per risolvere il problema di una domanda troppo bassa?


La sera stessa alle 2 di notte un altro Mario Monti spiegava ai giornalisti il provvedimento della spending review: tagli alle province e ai tribunali, ma soprattutto alla sanità e ai dipendenti pubblici, molti dei quali potrebbero finire in cassa integrazione per poi essere accompagnati alla pensione. I giornali di venerdì spiegavano che anche per i dipendenti pubblici sta per finire la certezza del posto "fisso" mentre la retribuzione diventa variabile.


Insomma da una parte Draghi spiega che il paziente ha bisogno di un ricostituente (la domanda è debole), dall'altra Monti propone una dieta ancora più povera. Riducendo le spese e togliendo certezze ai dipendenti pubblici, la domanda di sicuro non aumenterà. Probabilmente peggiorerà, allungando la recessione.

La domanda è debole, dice uno. Indeboliamola! risponde l'altro.

Vien quasi da chiedersi: Monti ascolterà i discorsi di Draghi? E Draghi non potrebbe dare qualche ripetizione all'esperto di economia monetaria della Bocconi?

10 commenti:

  1. Keynes consigliava di fare politiche di austerità nei momenti di espansione e di sostegno ai consumi e investimenti con un elevato ritorno, in caso di momenti di recessione. Il dramma è che Keynes quando viene applicato salva la situazione, e poi si tende a discriminarlo quando "sostegno ai consumi e investimenti" iniziano a diventare dipendenti pubblici a catinelle e consulenze farlocche...

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  2. @gian: più che politica monetaria, Monti sta toppando in politica economica, o quantomeno, si sta comportando da liberista, in quanto non si sta ponendo domande su cosa accadrà a gente del pubblico servizio che si troverà in mezzo a una strada... somiglia tanto all'affondo "il mercato poi li allocherà al meglio". Sappiamo tutti che non funziona così...

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  3. non ho detto che sbaglia la politica monetaria, ma che è un esperto di politica monetaria che dovrebbe prendere qualche ripetizione in campi diversi

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  4. pensavo fosse esperto di altra branca della scienza economica, chissà perché...

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  5. a Torino ha insegnato economia politica perchè ai tempi non esisteva l'insegnamento di economia monetaria presso la facoltà di economia ma se guardi i titoli dei suoi libri su wikipedia capisci di cosa si occupava

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  6. se i vari mr P scoprissero i titoli dei libri di Monti, lo promuovono a nemico pubblico numero 1

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  7. ah, ho capito... in effetti potremmo regalarglieli, visto che parla di politica monetaria:D

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  8. Scusa Gian, una domanda: ma le due cose non dovrebbero andare di pari passo, cioè impedire la crescita del debito e cercare di sostenere la domanda? Per spiegarmi meglio, con un debito pubblico delle dimensioni di quello italiano, una politica fiscale espansiva, o comunque non restrittiva, non ci porterebbe al default in poco tempo?

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  9. sì e no... se cresci poco importa del debito, se non cresci invece diventa un problema

    se rinunci alla crescita per dedicarti al debito, magari la situazione debitoria migliora (magari...perchè la recessione peggiora le cose, fa scendere il PIL e quindi salire il rapporto debito/PIL anche se il debito non sale) ma le prospettive sono negative e alla fine ti chiedono tassi + elevati

    inoltre se la situazione economica peggiora, puoi fare le riforme e spingere gli imprenditori a diventare + competitivi, ma tutto questo avrà poco successo se la domanda è debole o diminuisce e un calo della domanda rischia di spingere molti imprenditori a chiudere: dai l'antibiotico per curare un morente...

    infine in un'economia in recessione ci sono effetti patrimoniali a cascata: il valore delle garanzie bancarie diminuisce e questo indebolisce le imprese che si vedono chiedere garanzie aggiuntive dalle banche, ma anche le banche che si trovano montagne di crediti inesigibili e quindi riducono i prestiti, ma vedono anche i capitali fuggire alla ricerca di investimenti + sicuri

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