11 febbraio 2013

Aiutare le piccole e medie imprese, ma...

Uno dei primi punti del programma di Grillo e di molti programmi politici, dice: aiutiamo le piccole e medie imprese.

Ottima idea. Ma come le si aiuta?

La maggior parte delle persone pensano immediatamente a un aiuto economico che richiama un elenco pressochè infinito di sgravi fiscali, incentivi di ogni genere, come incentivi per investire o per assumere i giovani o per fare ricerca, o per....

Anche questa è una buona idea. Peccato che le stesse forza politiche propongano di ridurre la spesa pubblica e che, oggettivamente, i soldi a disposizione sono pochi e le piccole e medie imprese sono tantissime.

L'intervento non può che passare attraverso altre strade. Qualche giorno fa Alessandro Penati, docente milanese che scrive su Repubblica, spiega che cosa sono davvero le piccole e medie imprese italiane: un insieme di aziende troppo piccole, troppo legate a una famiglia proprietaria, troppo poco trasparenti.

Dunque si dovrebbero aiutare le piccole e medie imprese a crescere attraverso fusioni e acquisizioni, a cercare di aprirsi ai capitali e alle capacità manageriali esterne, a slegarsi dai vincoli, sovente non sani, che le legano alla famiglia del fondatore.

E tutto ciò potrebbe accadere senza particolari costi per lo Stato, che anzi avrebbe tutto da guadagnare da un sistema di imprese più forte e adatto a competere sui mercati. Basterebbe garantire esenzioni fiscali in caso di fusioni o acquisizioni (e quindi cessioni) di imprese e coinvolgere le banche, oggi alle prese con imprese molto indebitate, che dovrebbero spingere alcuni imprenditori a cedere la propria imprese e altri a fondersi, negando a chi non ha le caratteristiche per continuare a operare sui mercati ulteriori crediti senza opportuni cambiamenti.

12 commenti:

  1. Non ho letto quanto ha scritto Penati, ma come pensa di attuare, p.es, l'apertura alla managerialità esterne o terze per le piccole imprese, che, alla lettera, sono pure le ditte individuali?


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    1. non si parla di ditte individuali ma di piccole e medie imprese

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    2. Perché una ditta individuale non è un'impresa (individuale)?

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    3. si parla di piccole e medie imprese, non di ditte o imprese individuali...

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    4. E io ho chiesto: perché una ditta individuale non è considerata un'impresa (necessariamente piccola, avevo sbagliato l'aggettivo qui sopra)?

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    5. è impresa.. certo diversa da quella che dipendenti.. strutture stabili, molti soldi investiti in macchinari ecc.. un idraulico che agisce da solo ha poche attrezzature e probabilmente nessun credito bancario, non ha una spa con soci, dipendenti eccetera

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    6. Non vedo perché una ditta individuale non possa avere dipendenti, strutture stabili, soldi investiti in macchinari e crediti bancari: anzi, posso dirne di conoscerne parecchie. E alla luce di questo, continuo a non capire perché una ditta individuale non possa essere compresa fra le imprese (piccole e/o medie).





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  2. hai descritto quello che voleva fare e che proponeva come chiave di volta per risolvere molti problemi italiani, Romano Prodi nel 2006... E se andiamo a vedere, anche prima della premiership...

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  3. era uno dei pochissimi a sapere come funziona la piccola impresa..

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    1. e infatti era disprezzato per quello...

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  4. andrebbe poi fatta una valutazione sul mercato borsistico italiano... Perché i venture capitalist da noi non esistono praticamente? Perché uno scommettitore che selezioni, poniamo, 10 possibili idee di successo, punta poi al ritorno azionario, ma deve esistere un mercato in grado di materializzare questa aspettativa. Intermediari finanziari propensi all'investimento azionario e un'alfabetizzazione economico-finanziaria diffusa tra i più, che sappiano almeno cosa sia un'azione e che investire lì non è poi così diverso da altre forme di investimento. Tutte condizioni che in Italia o mancano o sono insufficienti.

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  5. il link dell'articolo dalla rassegna della Camera:

    http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=1S0ASK

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