Ma se un senatore è a vita, ha bisogno dei soldi per rientrare nel mondo del lavoro? Certo che no. Lo stipendio gli è assicurato finché vive e di solito quando il presidente nomina un senatore a vita, non si tratta di un poveraccio: sicuramente ha ottime entrate, visto che ha "illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario", come recita l'articolo 56 comma 2 della Costituzione.
Ma ha sempre diritto alla buonuscita, come sanno gli eredi del senatore Giulio Andreotti, morto qualche settimana fa, che hanno chiesto al Senato di poter incassare il tfr del famoso genitore. Incasseranno una cifra ingente, perché il senatore non aveva bisogno di soldi e non ha mai chiesto un'anticipo.
Servirà forse a ricollocare il famoso babbo nell'aldilà?
che vergogna
RispondiEliminaIl bello è che in ogni angolo della rete c'è un grillino a postare una finta notizia di aumenti di stipendi parlamentari e poi si fanno sfuggire sti scoop...
RispondiEliminaIo però non ci trovo nulla di strano in questo. Mi spiego: il tfr sono soldi tuoi che ti versi e puoi riprendi alla fine. Non vedo perché uno debba rinunciarci in linea di principio. Meglio abbassare gli stipendi o togliere la diaria... ma il tfr uno se lo finanzia con una parte dello stipendio... quindi perché non dovrebbe riprenderlo alla fine?
RispondiEliminacerto.. nel caso dei parlamentari sembra che il tfr non sia proprio un tfr ma un contributo al reinserimento nella vita lavorativa
EliminaSi però da quel che so se lo pagano cmq loro...
Eliminaversa...non volontariamente, altrimenti sarebbe curioso che un senatore a vita versi per anni una parte del suo stipendio per incassarlo ...nell'aldilà
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