27 novembre 2014

I 300 miliardi di Junker

Junker, nuovo presidente della Commissione Europea, ha illustrato oggi il progetto da 300 miliardi per rilanciare l'economia europea e far uscire i paesi membri dalla recessione o da una crescita
asfittica.

Il piano è questo: si prendono 15 miliardi di fondi europei e 6 della banca europea degli investimenti. Questi soldi serviranno a emettere obbligazioni per 60 miliardi, e questi insieme a investimenti privati e pubblici (questi ultimi non influenzeranno il calcolo del rapporto deficit/PIL dei singoli stati) muoveranno 315 miliardi in 3 anni.

Il commissario Katainen ha spiegato che la commissione sa che ci sono imprenditori desiderosi di investire, interessati al programma europeo.

Detto così, il programma pare interessante. L'idea di fondo è aumentare la spesa in investimenti, con la speranza che una strada o un porto costruiti nei prossimi anni facciano aumentare il PIL, riducendo il rapporto debito/PIL e facendo incassare allo Stato più imposte, con cui ripagare l'investimento iniziale.

Funzionerà?

Forse sì, ma bisogna valutare alcuni punti deboli.

Pare un pò ottimistica l'idea di smuovere 315 miliardi di euro con soli 21 miliardi messi dall'Europa, parte dei quali peraltro arrivano da fondi già esistenti.

Il rischio è che i 21 miliardi generino una massa di investimenti molto inferiore al previsto, considerato anche l'effetto negativo prodotto dall'uso di soldi già destinati a altri scopi.

E poi c'è da chiedersi se gli investimenti si aggiungerebbero a quelli già programmati. Le parole di Katainen lasciano intendere che con i fondi europei si finanzieranno investimenti, buona parte dei quali sono già stati già programmati. Se così fosse, alla fine l'effetto sull'economia sarà inferiore al previsto. I 315 miliardi rischiano di essere un'illusione. Come una rapida uscita dalla crisi.

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