18 marzo 2010

La ribellione silenziosa



Mi hanno colpito due notizie all'apparenza scollegate. La prima riguarda un'azienda chimica che non trova le figure professionali che vorrebbe (vedi qui) e invita i diplomati a scegliere una facoltà universitaria di tipo scientifico. Notizia che dovrebbe fare scalpore e suscitare ribellioni. Dovrebbe...ma non succede.

La seconda invece riguarda le preferenze degli italiani su come destinare il 5 per mille (vedi qui).

Mancano gli ingegneri chimici e contemporaneamente gli italiani destinano molti soldi a chi si occupa di ricerca scientifica e della cura delle malattie. Le proprie (soprattutto il cancro, patologia assai diffusa dove si vive a lungo) e quelle altrui, come testimoniano i contributi versati a MSF e Emergency.

Poi i laureati nelle discipline scientifiche sono pochi. Colpa della scuola, senza dubbio, e di chi decide i programmi, come la signora Moratti che se la prese con Darwin nella tradizione di chi cerca di estirpare la scienza dalla scuola. Con la conseguenza che molti, troppi studenti arrivano al momento della scelta della facoltà universitaria impreparati e perciò evitano le facoltà scientifiche.

Insomma noi italiani vogliamo la ricerca scientifica, ma studiamo poca scienza, ci ribelliamo a chi taglia i fondi pubblici alla ricerca destinando il nostro 5 per mille proprio a chi fa ricerca scientifica. Ci ribelliamo, sì, ma in silenzio.

4 commenti:

  1. Il mio professore di psicologia e pedagogia incornicerebbe quest' articolo

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  2. Tutto vero. Aggiungiamoci che in Italia i ricercatori in settori scientifici non hanno una vita facile con la penuria di strumentazioni e borse molto basse, che li porta inevitabilmente a scegliere l'estero.
    Il governo non aiuta in tal senso.

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  3. Mueran, faglielo leggere...

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  4. In compenso fioccano i ricercatori per la verità in versione megachip e pattume assortito.

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