05 settembre 2013

Pensioni: il pasticcio della Polonia

In un precedente post dedicato al tema del debito pensionistico (vedi qui) avevo scritto che di fronte al rischio di un debito pensionistico in crescita, si dovrebbe "affiancare alla pensione statale un'altra pensione, che comporti l'accantonamento di contributi per un lungo periodo così da permettere di integrare in futuro una pensione pubblica più bassa, a cui corrisponderebbe un debito inferiore".

In Polonia hanno applicato questo principio ma adesso, di fronte a un debito pubblico preoccupante, hanno preso la decisione di nazionalizzare in parte i fondi pensioni.

Lo scopo è certamente quello di ridurre il debito pubblico. A questo se ne aggiunge un altro: spingere i fondi a investire nel modo desiderato dal governo, cambiando la composizione dei portafogli titoli.

Obiettivi di breve periodo, che costringeranno i polacchi, nel lungo periodo, a aumentare i contributi o abbassare le pensioni.

Nazionalizzando i fondi, infatti, lo Stato incassa subito un bel pò di soldi (40 miliardi di euro), promettendo ai polacchi di pagare in futuro una pensione, a fronte della quale non ci saranno però
i titoli oggi nazionalizzati.

Si riduce, in altre parole, il debito pubblico attuale aumentando il debito pensionistico, con la conseguenza che invece di aumentare oggi le imposte (o tagliare la spesa) in futuro dovranno aumentare le aliquote pensionistiche o ridurre la spesa pensionistica.


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