05 gennaio 2013

Aristotele e l'economia



Articolo tratto da Sbilanciamoci.info, articolo di Federica Martiny

Lo scorso 15 novembre a Budapest, Benoît Cœuré, uno dei membri dell'Executive Board della Banca Centrale Europea, ha iniziato la sua introduzione al convegno su costi ed efficienza nei sistemi di pagamento al dettaglio citando Aristotele, in quanto è stato colui che per primo ha teorizzato le tre funzioni della moneta: riserva di valore, unità di conto e mezzo di scambio. La citazione era funzionale a concettualizzare il mandato e l’opera della BCE nell’attuale situazione di crisi. In un momento come questo, tuttavia, sarebbe stato più utile ricordare cosa scrisse Aristotele sull’economia.

Aristotele è stato il primo a essersi chiesto a che cosa serve l’economia: «Che l’oiconomia, (l’amministrazione della casa e delle proprietà) e la crematistica (l'arte di accumulare ricchezze) non siano identiche è chiaro: infatti all’una spetta procurare i beni, all’altra usarli», scrive il filosofo nel I libro della Politica e più avanti specifica: «Una sola specie di acquisto è una parte naturale dell’economia: quella che si deve praticare per raccogliere i mezzi necessari alla vita e utili alla comunità politica e familiare. Ed è ragionevole affermare che la vera ricchezza consista in questi mezzi. La quantità di simili mezzi per una “vita buona” non è infinita».

Per Aristotele l’obiettivo non può essere una crescita illimitata dei beni materiali – del Pil, diremmo oggi – anzi, l’ossessione per l’accumulo di denaro e ricchezze ci distrae inevitabilmente dalla ricerca di una “vita buona” e ci fa vivere in modo innaturale. E la “vita buona” non è una ricerca individuale, funzione delle preferenze soggettive, che ciascuno può decidere. È un progetto collettivo, che è compito del politico perseguire, per arrivare a un’economia “naturale”, che amministra le ricchezze con lo scopo di garantire la possibilità di realizzare la “vita buona” per i membri della comunità politica.

Per Aristotele è la politica, che avendo come proprio fine ciò che è meglio, «si prende grandissima cura di rendere i cittadini persone di un certo tipo, e buone, e capaci di compiere belle azioni». Del resto anche «l’economia si cura più degli uomini che della proprietà inanimata e delle virtù dei primi più che di quella della proprietà che chiamiamo ricchezza». L’economia, cioè l’amministrazione della casa e della città, dovrebbe occuparsi delle virtù degli uomini (e delle donne), oltre a far tornare i conti delle finanze familiari e delle casse dello Stato.

Aristotele era dunque un teorico anticapitalista ante-litteram del IV secolo a.C.? Ovviamente no, era un insegnante di filosofia molto benestante – il suo allievo più illustre è stato Alessandro il Grande – che possedeva proprietà e schiavi. Il pensiero di una redistribuzione della ricchezza non lo ha mai sfiorato. Ma per lui la ricchezza è solo “l’insieme degli strumenti che hanno a disposizione la famiglia e la città” e per ciò stesso essa deve avere un limite.
Non sono cose da banchieri centrali, queste, specialmente di una Banca centrale come la BCE che nel suo statuto non solo non ha l’obiettivo della “vita” buona” di Aristotele, ma non ha neanche la piena occupazione che si trova nello statuto della Federal Reserve americana.

Per la BCE quello che conta è solo la stabilità dei prezzi, in base a quanto stabilito dal trattato di Maastricht, che ha dato vita a più di un rovesciamento. L'Euro è la prima moneta della storia senza Stato, l’amministrazione della moneta è affidata a una banca centrale, la BCE, che è sottratta alla responsabilità della politica: i compiti che Aristotele assegnava alla Politica sono stati cancellati dal dogma liberista dell’indipendenza della banca centrale. Nell’Europa che abbiamo costruito l’economia si sottrare al controllo della politica, la lotta all’inflazione viene prima della disoccupazione, l’accumulazione di ricchezza fine a se stessa distrugge la possibilità di “vita buona”. Lo sanno bene quei 608 mila giovani sotto i 25 anni che in Italia che sono disoccupati e in cerca di lavoro e i quasi 900 mila disoccupati che nel 2012 hanno presentato domanda di disoccupazione.

13 commenti:

  1. Quand'anche la BCE avesse nel suo statuto la piena occupazione, cosa cambierebbe? L'azione della BCE resta la stessa come i suoi strumenti, garantire piena occupazione non dovrebbe essere compito dei singoli stati/comunità europea nel globale?

    Stefano

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    1. avrebbe "diritto" a cambiare la politica monetaria

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    2. Ma cosa potrebbe fare che già adesso non può fare? In che direzione dovrebbe cambiarla?

      Stefano

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    3. come ha teorizzato Bernanke (tesi ripresa da Krugman) servirebbe una politica monetaria + espansiva cioè occorrerebbe che la BCE rifinanziasse le banche dei paesi in difficoltà (dove il credito è fermo perchè ci sono somme enorme prestate e non ancora restituire), facendo scendere i tassi e rendendo + liquida l'economia

      ciò creerebbe inflazione, ma entro certo limiti sarebbe un bene. Bernanke teorizzava il 4% invece del 2% posto come limite oggi. Nei paesi + ricchi come la germania le imprese dovrebbero alzare stipendi e salari mentre nei paesi in crisi l'aumento sarebbe minore. Ciò farebbe auemntare la competitività di spagna e italia che nel frattempo vedrebbero una crescita della domanda e quindi la riduzione della disoccupazione

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    4. Avrebbe molta importanza, perché muterebbe l'ambito d'azione dell'istituzione.
      Inoltre, non è completamente vero che non faccia quanto la politica gli chieda, visto che c'è una permeabilità molto profonda: i governatori di tutte le bcn sono di nomina politica, ed anche l'indicazione del capo della bce è di nomina politica, poi lui attua la politica monetaria, e va detto che Draghi non si esime anche dal mandare indicazioni circa la politica economica che NON stanno facendo gli stati per aiutare...

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    5. dal Federal Reserve Act

      "Section 2A. Monetary Policy Objectives
      The Board of Governors of the Federal Reserve System and the Federal Open Market Committee shall maintain long run growth of the monetary and credit aggregates commensurate with the economy's long run potential to increase production, so as to promote effectively the goals of maximum employment, stable prices, and moderate long-term interest rates."

      dallo statuto del sebc:
      "OBIETTIVI E COMPITI DEL SEBC
      Articolo 2
      Obiettivi
      Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento
      dell'Unione europea, l'obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto
      salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell'Unione al
      fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione definiti nell'articolo 3 del trattato
      sull'Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in
      libera concorrenza, favorendo un'efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui
      all'articolo 119 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea."

      per vedere cosa contiene l'articolo 3 del trattato UE, si guardi qui http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2010:083:0047:020:it:PDF

      Ad un'analisi poco attenta, sembrerà che dicano la stessa cosa, il punto focale è che per il sebc, l'obiettivo principale è la stabilità di prezzi (sovraordinato), poi viene il resto, mentre la FED li elenca tutti insieme e quindi sullo stesso livello d'importanza ai fini del proprio intervento.

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    6. in particolare, l'art. 3 del trattato dice, al comma 3:

      "3. L'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico."

      Però resta la sovraordinazione della stabilità dei prezzi, ripresa dalla buba, il che è male...

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    7. Tuttavia già adesso mi sembra che la BCE abbia introdotto nel mercato grosse quantità di denaro e abbia agito in favore delle banche fornendo loro credito a basso costo. Statuti a parte, cosa non riesce a fare la BCE che invece la FED ha fatto?

      Stefano

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    8. la FED ha comprato titoli di stato in abbondanza. La BCE molto meno e l'azione è stata limitata dai vincoli tedeschi ( e di altri) che subordinano l'acquisto di titoli a misure di di riordino dei conti nazionali

      la FED ha scontato anche carta commerciale cioè i crediti delle banche nei confronti di imprese e questo ha reso liquidi i crediti bloccati, permettendo alle banche di continuare a prestare soldi

      la quantità di moneta emessa dalla FED è superiore a quella emessa dalla BCE

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  2. @Gian: ma quindi non lo hai scritto tu, è corretto?

    Perché qui "Non sono cose da banchieri centrali, queste, specialmente di una Banca centrale come la BCE che nel suo statuto non solo non ha l’obiettivo della “vita” buona” di Aristotele, ma non ha neanche la piena occupazione che si trova nello statuto della Federal Reserve americana."
    riporta bene o male quel che ci siam detti giorni fa circa la mancanza di indicazione nello statuto bce di quanto già previsto oggi dalla fed.

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    1. sì, è preso da sbilanciamoci.info

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    2. ah, ok... mi pareva poco "da te" :D

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  3. mi pare inoltre che la fed non ha un vincolo fisso di inflazione... la bce oltre ad avercelo fisso, ce l'ha molto restrittivo...
    Invece di avere "salvaguarda il potere d'acquisto", indica come "2% il tasso di inflazione oltre il quale è legittimata ad intervenire"...
    Altro vantaggio che hanno gli USA con la FED è che per cambiare le regole della stessa, si fa con legge ordinaria del congresso, forse con qualche maggioranza qualificata, ma è molto più sbrigativo che non la bce con l'obbligo di rivedere dei trattati di diritto pubblico internazionale in 27 stati...

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